Sicurezza
"Agli altri il lavoro, a noi no"
Proteste di lavoratori del cantiere navale Nca di Carrara rientrati dalla cassa integrazione. Mobilitata al loro fianco la Cgil che chiede un incontro all'azienda
CARRARA. Nelle mani della Cgil di Massa carrara una lettera aperta dei lavoratori del cantiere navale Nca acquisito da Admiral Tecnomar di Giovanni Costantino. Il segratero della Cgil, Paolo Gozzani, si schiera al loro fianco. La questione riguarda in particolare 45 dipendenti.
Ecco cosa raccontano i lavoratori, «dopo aver trascorso gli ultimi due anni in cassa integrazione, per molti di noi praticamente ininterrotta, vedendo l'attività lavorativa in cantiere svolta da altri lavoratori, per lo più ditte appaltatrici». «Il 31 dicembre 2014 finalmente siamo stati chiamati a rientrare in cantiere come sancito dall'accordo Ministeriale. Rientriamo in quello che dovrebbe essere il nostro luogo di lavoro, dove oltre che a guadagnare il nostro salario e il pane per le nostre famiglie, credevamo di tornare a svolgere quelle attività lavorative capaci di non farci sentire un peso per la società e per un Paese in forte crisi come l'Italia».
«La realtà che abbiamo trovato invece si è manifestata in modo diverso con la nostra incomprensibile esclusione dai settori produttivi di Nca. Ci siamo ritrovati confinati in una mensa che per molti anni è stata la sede delle nostre assemblee e teatro delle nostre lotte per il lavoro e la dignità; confinati come reclusi, a far nulla per otto ore al giorno, con orari differenziati dai nostri colleghi che stanno lavorando, in modo da non poterci incontrare e confrontare neanche al momento della timbratura; costretti a guardare il cantiere attraverso una grata, come carcerati>.
"Per noi questo è intollerabile, umiliante e non siamo disposti a tacere questa situazione solo perché retribuiti», dicono nella lettera diffusa dalla Cgil. E chiedono come può un’azienda, «consapevole di dover riassorbire tutto il personale dopo un percorso di due anni non avere organizzato un piano di rientri? Che futuro può avere un'azienda che paga 45 dei suoi 105 dipendenti per stare chiusi in mensa senza far nulla?».
Una situazione che il segretario provinciale della Cgil, Paolo Gozzani, definisce «preoccupante». E afferma che «se qualcuno ha pensato di aggirare gli accordi ministeriali», «si è sbagliato di grosso. Chiediamo pubblicamente ai soggetti firmatari di quell'accordo cosa hanno da dichiarare rispetto a un certo comportamento assolutamente antisindacale».
«Le categorie dei metalmeccanici – conclude Gozzani – hanno chiesto alla proprietà un incontro urgente, ma se non avranno risposte proficue metteremo in atto tutti gli strumenti di contrasto a simili comportamenti e risponderemo con le stesse caratteristiche che ci hanno visto impegnati contro i licenziamenti dei delegati che hanno saputo coinvolgere in maniera sinergica gli attori sociali del territorio».
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