Toscana
Scarcerato il pensionato che picchiava la sorella per l'eredità
Il tribunale di sorveglianza però gli ha imposto il divieto di dimora a Carrara: per un po' dovrà vivere in un'altra città. E' accusato di tentata estorsione e percosse
CARRARA. Divieto di dimora a Carrara per l’uomo accusato di tentata estorsione e percosse ai danni della sorella. Lo ha deciso il tribunale di sorveglianza aprendo le porte del carcere di Pisa, dove era stato trasferito dopo alcuni giorni di detenzione a Massa, Berto Binelli, impiegato in pensione di 57 anni arrestato un mese fa dal commissariato di Carrara dopo la denuncia della sorella Mara. Il litigio era legato a un’eredità contesa, bega scoppiata dopo il decesso dell’anziano genitore a fine novembre. Il giudice ha accolto la richiesta di scarcerazione dell’avvocato di Binelli, Riccardo Balatri.
Fino a quando il padre era in vita, Berto e Mara vivevano sotto lo stesso tetto. Tranquillamente, se si eccettua qualche lite ogni tanto, come succede tra fratelli. Ma nulla che lasciasse presagire a quello che stava per capitare. Poi però la scomparsa del genitore ha aperto la strada a rancori e vendette che hanno costretto la giustizia a intervenire. Pesantemente. Berto era stato arrestato dopo aver violato una precedente ordinanza del gip Antonia Aracri, su richiesta del sostituto procuratore Roberta Moramarco, che disponeva il divieto di avvicinarsi alla donna. Non solo Binelli si è avvicinato a Mara, ma le ha chiesto anche sessantamila euro, che lui riteneva essere il giusto compenso per la fetta di eredità che gli spettava ma che la procura invece ha etichettato come una tentata estorsione. E quindi sono scattate le manette. L’uomo è stato portato prima nel carcere di Massa e poi trasferito a Pisa. Il tribunale di sorveglianza ha ritenuto eccessiva la custodia cautelare e gli ha imposto di non risiedere nella stessa città della sorella. Adesso Binelli dovrà trovare un domicilio che risponda ai requisiti dettati dal magistrato.
Era stato un vero incubo quello vissuto dalla donna, di qualche anno più anziana del fratello. Non solo veniva insultata sistematicamente, ma veniva percossa, minacciata nel cuore della notte mentre cercava di dormire. A volte Berto - ha raccontato lei alla polizia - le lanciava coltelli, la strattonava o l’afferrava per i capelli. Una sopraffazione sia fisica che psicologica che l’aveva costretta a richiedere le cure mediche. Da qui la decisione di raccontare in commissariato quello che accadeva in quella casa. Un quadro indiziario inquietante che aveva lasciato soltanto una possibilità al sostituto procuratore Moramarco: chiedere che l’uomo venisse allontanato dalla casa familiare. Con il divieto assoluto di avvicinarsi a Mara e all’appartamento che il padre aveva lasciato ai figli quando era morto il 24 novembre di quest’anno. Sembrava che tutto si fosse risolto, poi però vedendosi lontano da quell’appartamento che riteneva essere un po’ suo ha chiesto due appuntamenti a Mara. Una sola la richiesta: sessantamila euro, un terzo del valore dell’immobile. «Se non me li dai do fuoco alla casa con te dentro». Ma non solo, si è messo anche a pedinare la sorella, facendo in modo che lei sentisse la sua presenza. Fino a che la vittima di questa terribile storia di fratelli coltelli non ha chiesto aiuto nuovamente alle forze dell’ordine.
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