Sicurezza
«Sarà un 2015 difficile ma il territorio avrà il nostro sostegno»
Il presidente della Fondazione: dalla cabina di regia di CRC a quella di Carige. I timori del segretario comunale del Pd
CARRARA. A Genova la Carige e la Fondazione ad essa collegata sono in questo periodo al centro di delicati intrecci. Per i primi di febbraio è attesa la risposta definitiva della Banca centrale europea (BCE) alla Carige relativamente al Capital Plan su un aumento di capitale da 800 milioni di euro.
Ma che 2015 sarà quello della controllata di Carige, Cassa di Risparmio di Carrara?
«Molti problemi saranno da affrontare in questo 2015, ci attende un futuro di battaglie complesse, ma terremo il timone saldo in mezzo alle onde e venderemo cara la pelle, e anche nel 2015 non mancherà il nostro sostegno al territorio», dice l’avvocato Alberto Pincione, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara. Una Fondazione che, nella prospettiva della fusione di CRC in Carige, ha pensato bene a suo tempo di fare un’operazione di “salto” in Carige acquisendo l’uno per cento delle azioni «che assieme ad altre Fondazioni azioniste sale al 10%», per avere una voce in capitolo, con un proprio rappresentante del Cda. «Tutto questo ci consente di vigilare da Genova sul territorio carrarese».
A pungolare la Fondazione e pensando al futuro della storica banca cittadina, torna il segretario comunale del Pd, Pier Paolo Delia che già a dicembre aveva lanciato “messaggi”: «Occorre cercare di dare un valore a ciò che resta. Quando Carige acquisì la CRC pagò alla Fondazione soldi che vennero reinvestiti sul mercato; la Fondazione ha acquistato quote di Carige. Se scatterà la fusione per incorporazione di CRC in Carige – dice Delia - secondo me la Fondazione che ha un valore e un radicamento sul territorio, potrebbe svolgere un ruolo importante nel convincere Carige a mantenere forte la territorialità della “Cassa” con gente che conosce bene il territorio. Questo sarebbe un plus valore. Finora c’è stata invece una colonizzazione. La Fondazione deve battere i pugni sul tavolo di Carige, prima di qualsiasi fase di fusione».
Delia insiste anche sulla realtà della Fondazione e sul fatto che da operazioni di fusione provenienti da Genova, l’istituzione non avrà più utili da partecipazione bancaria, e dovrà contare sui propri fondi. «Ma ci vuole un piano. La rete Sgr (di cui fanno parte anche Fondazione CR La Spezia, Fondazione Banco di Sardegna e Fondazione Livorno, ndr.) investirà a Carrara?». Il riferimento è all’attenzione della Fondazione CRC verso l’area ex Mediterraneo, nella prospettiva di un albergo che rientrerebbe nelle prerogative di un Fondo Srg destinato al turismo delle zone di marineria, cioè sul mare.
«Io dico: – spiega Delia – la Fondazione curi eventi culturali, sì, ma investa i propri soldi anche in strutture durature nel tempo; perciò pensi bene all’operazione Mediterraneo. Per quanto riguarda la CRC sono relativamente preoccupato: ha un grande valore sul territorio, un portafoglio clienti e risorse umane interne. Ma i sistemi rigidi di Carige hanno un po’ intaccato il rapporto col territorio. La banca locale, ha sempre fatto le cose bene... E ora? Potrebbe essere venduta?» .
Si riferisce alle grandi manovre Carige. «Ma sono sicuro che l’attuale direttore generale di CRC, Giorgio Provvedi, sia persona capace di relazionarsi con questo territorio». Insomma, luci e ombre secondo il segretario del Pd.
Ma Alberto Pincione, che in dicembre è stato pungolato da Delia sulla questione Mediterraneo, fa la sua analisi scinde le cose. «Con l’assorbimento di quote di minoranza delle partecipate preannunciato da Carige, avremo molto problemi da affrontare nel 2015. La nostra quota verrà assorbita e i nostri margini di manovra saranno limitati (ora abbiamo il 10% nella CRC ). Con l’assorbimento di CRC noi usciremmo di scena rispetto alla banca di origine. Ecco perché ci siamo concentrati sulla cabina di regia che è a Genova. A suo tempo acquistammo 37 milioni di azioni Carige, e recentemente abbiamo implementato l’aumento di capitale con altri 5. Abbiamo ottenuto un rappresentante nel Cda Carige. Se usciremo dalla cabina di regia di Carrara, saremo in quella genovese e riteniamo che sia stato un buon investimento. Ma Carige dovrebbe collocare nella banca di Carrara persone che conoscono bene il territorio. Il discorso Meditrerraneo è altra cosa: un’azione di investimento su beni del territorio che possano avere valore sociale».
Il previsto albergo quale valenza sociale avrebbe? «Come elemento di sviluppo turistico delle marine. Con le altre Fondazioni di Sgr, cioè La Spezia, Sardegna e Livorno, noi abbiamo in comune il mare. Certo se quell’albergo fosse in montagna, il discorso non avrebbe senso». Un progetto che secondo Pincione dovrà produrre utili. «Ma deve essere approvato dalla Banda d’Italia. Inizialmente fu bocciato, ora è ripreso l’iter. Vedremo». Lui ci spera: «Se no c’è il rischio che l’investimento di Agr avvenga in aree delle altre Fondazioni».
Cinzia Carpita
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