Il dolore
Migliaia in piazza per festeggiare i Pefani
Case aperte ai gruppi mascherati secondo la tradizione montignosina Il piano sicurezza ha funzionato: pochi ubriachi e nessun disordine nella notte
MONTIGNOSO. Città chiusa e case aperte per la festa della Befana di Montignoso. Il nostro viaggio comincia da Piazza, nella fredda notte del 5 gennaio, dove è stato allestito il palco per la sfilata dei Pefani: esistono solo qui a Montignoso, sono maschi, mascherati, a tratti mostruosi; qui, la vecchina simpatica, con i dolcetti nelle calze, non si fa mai vedere; a Montignoso girano i Pefani, in gruppi di dieci, massimo dodici persone, vestiti a strati, con mantelle e cappellacci, tutti coperti, anche le mani e soprattutto i volti.
Sono accompagnati da una guida, non mascherata, a garanzia di sicurezza per i padroni di casa che li accoglieranno nelle loro dimore, per offrire pane, salame e vino. Sarà una lunga notte. Sul palco c'è musica e si consuma la gara delle maschere più belle, o più brutte che dir si voglia, che appassiona soprattutto i più giovani. Quest'anno hanno vinto i Be(i)fan(t)i, scritto proprio così, con le parentesi tra le lettere, per leggere in realtà Befani. La festa dell'Epifania, dopo diversi anni, sembra tornata all'antico splendore e nel centro, tra gli antichi borghi del paese, sette storiche famiglie hanno aperto le loro case per accogliere i gruppi di Pefani; in una di queste ci siamo anche noi: la magia dell'apparizione è sempre viva.
Entrano, con tamburelli, fisarmoniche, chitarre; l'accompagnatore dal viso scoperto si fa riconoscere dal padrone di casa, via libera. Nel salotto è allestito un angolo per il cibo da offrire ai Pefani: si tagliano salsicce, si affetta pane e focaccia, ci sono formaggi e frutta secca. Il padrone di casa offre del vino, scopriamo che le bottiglie vengono selezionate in base alla tipologia di gruppo che entra in casa; a qualcuno tocca il novello, ad altri il vino della botte grande.
I Pefani sono accolti come fossero a casa loro, ma devono portare molto rispetto per chi era a cena: si possono sedere, possono cantare e ballare, devono chiedere il permesso per mangiare qualunque cosa e portare fuori da casa i bicchieri di carta, che sarebbe scortesia lasciare al padrone. Tutti mostrano rispetto ed attenzione reverenziale per il padrone di casa in attesa di ricevere il vino tanto desiderato. Non ci sono soltanto gruppi di Pefani, ma anche gruppi di cittadini montignosini, non mascherati, che vengono a portare il loro saluto agli storici padroni delle case aperte. Appare, ad un certo punto, anche il sindaco Narciso Buffoni, cui viene offerto un ottimo bicchiere di Muffato, un vino che ai Pefani non si dà, perché troppo pregiato. L'allegria e la sfacciataggine di alcuni Pefani travolge anche il primo cittadino, ma è una tradizione che lui conosce bene e la notte della Befana tutto è concesso.
Centinaia di visitatori, anche per un'altra casa storica, quella di Gianni Lorenzetti, assessore del comune e titolare della bottega di Adò. Si sparge la voce di buon cibo e buon vino e nessun gruppo può essere rifiutato. La mascherata della notte della vigilia dell'Epifania è senza dubbio antichissima. Volendo provare a trovarne qualche traccia occorre andare molto a ritroso nel tempo: con una buona dose di immaginazione si potrebbe risalire fino ai riti Dionisiaci, alle "Atellane" o addirittura alle tradizioni Nordiche ed ai riti propiziatori dedicati alla "madre terra", dove si tentava di esorcizzare la paura della cattiva stagione, buia, fredda e quasi sinonimo di carestia, invocando l'arrivo dell'abbondanza e della dolcezza della buona stagione. I Pefani hanno con sé qualche piccolo dolcetto, caramelle, mandarini, noci da porgere ai bambini nelle case dei padroni e così la tradizione viene rispettata. E' vero, un tempo si stava tutti più in silenzio, ricordano i vecchi saggi del paese, e la notte dell'epifania era una notte di riflessione, di attesa, di paura per i più piccini.
Oggi i cortei sono più scanzonati e spensierati, ma una parte dei rito è stata comunque rispettata. Ogni tanto nelle case arrivavano anche alcuni agenti di Polizia, per controllare che non ci siano problemi di alcun genere: i Pefani invitano a bere anche loro, costretti a rifiutare perché in servizio. E la notte scivola via, senza disordini, senza clamori, solo le maschere, la luna e il suono dei campanacci.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
