La manifestazione
Macché ponte, non abbiamo ferie
Parlano i medici di famiglia additati come i responsabili dell’assalto del 5 gennaio al pronto soccorso
MASSA CARRARA. Possibile che rischino di passare pure loro per fannulloni? Loro che – precisa il sindacato della categoria – non hanno neppure un giorno di ferie (pagato) in dodici mesi l’anno di lavoro? Il giorno dopo l’assalto del 5 gennaio (giorno prefestivo) al pronto soccorso di Massa, parlano i medici di famiglia, additati come i responsabili dell’eccezionale ingorgo, leggi una media di sessanta accessi con due medici in servizio, coadiuvati da quattro infermieri e da due operatori socio-sanitari. Dei medici di base – indicati come la causa della giornata da prima linea degli ospedalieri – è stato detto: «che erano in ferie, non tutti ma la maggior parte» e «che si erano fatti il ponte».
«Precisiamo – dice Franco Fontana, segretario provinciale del sindacato medici italiani – che i medici di famiglia non hanno ferie perché non sono dipendenti. Se intendono farle, devono comunicarlo all’Asl e devono prevedere un professionista sostituto. A loro spese. Questo vale sia nel caso di ferie che nel caso di malattia».
I medici di base saranno anche dei professionisti ma non sono “liberi” di fare quello che vogliono. Vediamo quali norme valgono: ce le spiega Fontana. «Il sabato noi abbiamo l’obbligo della reperibilità fino alle 10 della mattina – precisa – quando poi monta la guardia medica. Nei giorni prefestivi diversi dal sabato (come lo era il 5 gennaio, ndr) deve garantire il servizio chi ha orario di ambulatorio la mattina, mentre non è obbligato a garantirlo chi ha orario di ambulatorio il pomeriggio. Ma la guardia medica c’è sempre: c’è il sabato dopo le 10 come nei pomeriggi dei prefestivi diversi dal sabato».
La colpa dell’assalto al pronto soccorso era da addossare alla categoria, secondo alcuni pazienti in attesa: «Se aspetto mia moglie da ore – ci aveva detto il 5 gennaio Giovanni Dalle Lucche, 83 anni – è colpa dei medici di base che fanno i ponti e non visitano». Alberto Conti, primario-responsabile del pronto soccorso ci aveva dichiarato che «i giorni di ferie (dal 23 dicembre in avanti) e il mancato filtro dal territorio» erano stati un micidiale cocktail.
Puntualizzata la norma, Fontana passa al contrattacco: «È un problema diverso (che non riguarda i medici di famiglia, ndr) se l’organico del pronto soccorso è pari alla metà di quanto dovrebbe essere considerato l’afflusso».
Sulla stessa lunghezza d’onda, un altro medico di famiglia: «Il 5 gennaio – dice Carlo Manfredi, presidente apuano dell’Ordine dei medici – io ho lavorato fino alle 13 e ho visitato fino alle 16, idem i miei colleghi della nostra medicina di gruppo». Manfredi ribadisce come funziona il servizio sanitario di assistenza nei giorni prefestivi, secondo quanto previsto da un contratto che è nazionale. «La continuità assistenziale è comunque sempre garantita – aggiunge – con il servizio della guardia medica. È un sistema che esiste su base nazionale e noi non siamo tarati» per far fronte a richieste straordinarie.
Al netto dei pareri dei medici di base e degli ospedalieri, forse sarebbe opportuni farci una domanda. Se noi siamo preoccupati per la nostra salute o per quella di un familiare ci lanciamo al pronto soccorso o contattiamo la guardia medica?
Molti professionisti ci confermano che il cittadino medio ignora persino che tutti i sabati ci sia una guardia media a sua disposizione.
Altra cosa. Alberto Conti ieri ha ribadito un dogma dell’assistenza con cui al pronto soccorso si prendono cura di ciascuno di noi: «Se ci cono codici gialli e codici rossi, i verdi aspettano». Non ci piove. Più verdi siamo, però, più aspettiamo. Tutti, compresi i parenti dei codici rossi e dei codici gialli, che però attendono con il cuore in mano.Noi li abbiamo visti. A volte è anche questione (solo) di un briciolo di umanità.
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