Il Tirreno

«Ecco perché Delvino non può essere colpevole»

«Ecco perché Delvino non può essere colpevole»

Il giudice in 64 pagine ha smontato le accuse della procura al direttore generale «Non poteva intervenire nelle scritture contabili e Giannetti non è credibile»

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MASSA. Le accuse all’ex direttore generale dell’Asl1 di Massa Carrara Antonio Delvino erano fragili, secondo il giudice Alessia Solombrino era evidente che non era stato lui a provocare quel buco nel bilancio. E il magistrato lo scrive chiaramente a pagina 48 della sua sentenza: «Venendo all'esame delle risultanze probatorie acquisite, va subito rilevato come la valutazione imposta al giudice circa la penale responsabilità dell'imputato debba considerarsi indiziaria». Ma gli indizi oltre a corrispondere a dati di fatto certi devono avere, per ritenere colpevole chi si trova alla sbarra, i caratteri della gravità, della precisione e della concordanza. Solombrino entra nello specifico a pagina 49: «L’elemento portante dell’intero impianto accusatorio è rappresentato dalla chiamata in correità e dalle dichiarazioni più volte rese dall’imputato di reato connesso Ermanno Giannetti». E spiega: «In questo senso, la ritenuta credibilità soggettiva di Giannetti - in relazione alle dichiarazioni anche confessorie rese nella fase delle indagini preliminari -, non implica automaticamente e necessariamente la veridicità dell'intero racconto accusatorio e non consente di derogare alla regola dei riscontri esterni ed individualizzanti fissata dal codice di procedura penale (Uarticolo 192), ritenendosi al contrario ben possibile dalla giurisprudenza che il dichiarante possa dire il vero su una circostanza e mentire su un'altra, senza che, per ciò stesso, le sue dichiarazioni possano ritenersi tutte non credibili o, per converso, tutte veritiere».

Il sistema sanità descritto dal direttore amministrativo reo confesso doveva essere provato per poterlo attribuire anche a Delvino (e a Scarafuggi, anche se per lui non sono state ancora depositate le motivazioni dell’assoluzione). Invece l’accusa ha fallito nel suo compito perché il manager per il gup (eravamo in rito abbreviato) era estraneo alla vicenda degli ammanchi. Per questi motivi: «Delvino non ha mai posseduto la chiave d'accesso che gli consentisse di intervenire sulle scritture contabili, né ha mai esercitato pressioni su alcuno dei funzionari dell'ufficio Ragioneria, affinché procedessero alla manipolazione delle annotazioni di prima nota o delle poste di bilancio; come confermato dall'esito dell'indagine amministrativa eseguita a partire dall'autunno 2010 dal commissario nominato dalla Regione Toscana, Teresa De Lauretis, il meccanismo di occultamento fraudolento del passivo dell'Asl - caratterizzato essenzialmente dall'inserimento di crediti inesistenti quale contropartita ad un indebitamente progressivamente crescente -, è stato utilizzato dall'azienda sanitaria soltanto fino al 31 dicembre 2007, anno di insediamento di Delvino, giacché soltanto a partire dall'anno 2008 era stato creato il finto credito della "gestione stralcio", verosimilmente nella consapevolezza che il sistema di artificiose alterazioni cui si era fatto ricorso nelle annualità precedenti non fosse più sufficiente ad occultare il disavanzo dell'ente; detto meccanismo, pur essendo in corso addirittura dall'anno 1998, è stato scoperto soltanto in sede di approvazione del bilancio di esercizio 2009 e soltanto dopo che il collegio sindacale aveva rilevato che la voce "altri crediti per anticipazione stralcio" non risultava supportata da alcuna documentazione contabile; al contrario, sebbene la voce anomala relativa al credito della "gestione stralcio" fosse già presente nel bilancio 2008, la relativa criticità non era stata riscontrata né dal collegio sindacale - che aveva costantemente segnalato esclusivamente il deficit patrimoniale dell'azienda, sintomatico di una situazione di crisi di liquidità, ma certo non univocamente indicativo di false o non corrette appostazioni di bilancio -, né dalla società Taitle, incaricata di svolgere il check-up amministrativo contabile dell'azienda, e neanche dalla società di revisione Deloitte & Touche spa affidataria del compito di procedere alla certificazione del bilancio».

E Solombrino chiosa: «Alla luce delle sopra esposte considerazioni cadono le illazioni formulate dall'accusa in ordine all'intenzione di Delvino, in accordo con il direttore amministrativo, di posticipare la nomina di un dirigente responsabile dell'unità operativa economica finanziaria, dovendosi in ogni caso sottolineare come Vernazza di fatto svolgesse già all'interno dell'ufficio mansioni che le consentivano di apprendere ed eventualmente denunciare le artificiose manovre di bilancio successivamente accertate e, d'altro lato, come il mancato superamento di un concorso a dirigente per l'assenza dei requisiti di legge non è fatto anomalo né infrequente così come è circostanza tutt'altro che eccezionale che si ricorra alla procedura prevista dal decreto legislativo 165 del 2001».

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