Toscana
Medici di famiglia in ferie Assalto al pronto soccorso
Attese fino a sette ore anche per i familiari di pazienti trasportati con il 118 Due soli medici e quattro infermieri per gestire una media di sessanta accessi
MASSA. All’arrembaggio. Più che l’attesa fuori da un pronto soccorso sembrava l’assalto ad una nave da parte di pirati. È il film che vedevi ieri se facevi ricorso al servizio sanitario d’emergenza. I medici di famiglia – non tutti, ma la maggior parte – hanno fatto il ponte e i massesi hanno preso d’assalto il pronto soccorso. Il doppio, il triplo – a secondo del momento – rispetto alla routine. In servizio c’erano due medici – secondo quanto raccolto – che hanno lavorato in condizioni disperate. Loro, come il resto del personale.
Donatella Tosi, chiama al telefono della redazione del Tirreno intorno alle 16 e 40 di ieri. «La situazione è disperata – ci dice – Venite a vedere in quanti siamo. Sono finite persino le barelle. Mia madre, cardiopatica, è “dentro” dalle 9 e a quest’ora sono ancora qui. Tutti se la prendono coi medici, non è giusto, sono solo in due! In questo momento – Donatella ci legge il monitor che rende conto della situazione, sono circa le 17, ndr – ci sono 6 codici verdi e 6 codici gialli». Poi sapremo che “in gestione”, come si dice in gergo, c’erano anche due pazienti intubati. Andiamo al prontosoccorso e intanto riceviamo un’altra telefonata: quella di Giancarlo Casotti, presidente della commissione comunale sanità, che poi incontreremo all’uscita dell’ospedale. «Sono qui – dice Casotti – perché chiamato da alcuni conoscenti. In questo momento (erano le 18 di ieri, ndr) sono in servizio due medici, quattro infermieri e due operatori socio-sanitari: con sessanta accessi come ci sono ora il personale dovrebbe essere il doppio. Si tratta di una carenza strutturale. Punto il dito contro i medici di famiglia che in giornate come queste non sono reperibili – Sono assenti dal lavoro. Il personale si sta ammazzando di lavoro ma non può sopperire alla carenza». Mentre siamo al pronto soccorso parliamo con Monica Bruni: è lì per sua madre, trasportata di mattina al pronto soccorso con il 118; ha un’infezione molto importante in corso, già rilevata dal medico di famiglia, oltreché un quadro clinico decisamente precario. «Mia madre non è un caso semplice – ci dice – è un codice giallo. Siamo arrivati qui alle 11/11 e 30 e io sono entrata alle 18 per vederla.. devono preparare la stanza per ricoverarla. Non avranno colpa né i medici né gli infermieri, ma è evidente che ci sia qualcosa che non va». Ci sono casi anche meno gravi di quelli della madre di Monica, come quello della moglie di Giovanni Dalle Lucche, 83 anni, che ha accompagnato la congiunta: «Mia moglie – ci dice – alle 12 meno un quarto era qui, è stata visitata alle 15 e 40, ha un’infezione al dito, è dalle 16 che aspetta la ricetta dell’antibiotico. La colpa? Dei medici di base che fanno le vacanze, i ponti e non visitano. Perché non si fanno sostituire nei loro ambulatori?».
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