Sicurezza
Oltre quattro mesi di attesa per una risonanza magnetica
Un solo apparecchio non basta per tutta la provincia. Tempi lunghissimi anche per le ecografie (fino a 114 giorni) ma le visite chirurgiche si fanno subito
MASSA. Passano gli anni, non cambiano i tempi di attesa per avere visite specialistiche ed esami diagnostici dall’Asl. Anzi, le cose peggiorano se si guarda il problema in una prospettiva “storica”. Qualche esempio: nel settembre 2010 per fare una Risonanza magnetica alla colonna vertebrale bisognava aspettare 42 giorni. Oggi (il dato è infornato al 15 dicembre 2014) l’attesa è quasi triplicata: 112 giorni. Una visita endocrinologica richiedeva, nel settembre di 4 anni fa, 22 giorni di attesa; nel dicembre appena passato, viene programmata 121 giorni (4 mesi!) dopo la richiesta. Per una mammografia bilaterale nel 2010 si aspettavano 13 giorni, oggi 120.
Un peggioramento del servizio “certificato” dalla stessa Asl che è obbligata a mettere a confronto i tempi di attesa con cui è in grado di erogare le sue prestazioni con gli obiettivi fissati dalla Regione. Ma è un peggioramento che ha una precisa ragione. Fino al 2010-2011, esistevano le “prestazioni aggiuntive”. In sostanza, i medici (e infermieri e tecnici) facevano esami diagnostici al di fuori degli orari standard (e pagati con speciali bonus) contribuendo così ad accorciare le liste di attesa in modo sostanzioso. Tant’è che nel 2010 quasi tutte le prestazioni venivano erogate entro i tempi obiettivo fissati dalla Regione. Poi, è arrivato lo scandalo del maxi buco in bilancio: 240 milioni di euro da ripianare e nel programma di tagli e risparmi sono entrate subito le prestazioni aggiuntive. Poi, nel 2011-2012, ci ha pensato la Regione stessa a cancellare questa forma di prestazione. Gli effetti sono stati evidenti: i tempi di attesa sono schizzati verso l’alto di due, tre, quattro volte.
Non tutte le prestazioni vengono effettuate con eccessiva lentezza. Per una visita ortopedica negli ospedali di Carrara e Massa si aspettano 9 giorni, mentre a Fivizzano te la fanno il giorno stesso. Sei-sette i giorni di attesa per una visita di uno specialista dermatologo o neurologo. Un solo giorno per una visita chirurgica; 8 giorni per un consulto urologico (7 in Lunigiana). Tempistiche accettabili, migliori di quelle del 2010 e tutte al di sotto della soglia fissata dalla Regione, che è di 15 giorni.
Va molto peggio per chi ha bisogno di una visita di un endocrinologo: 121 giorni per gli ospedali delle Apuane, 77 per quelli della Lunigiana. E deve armarsi di pazienza anche chi ha bisogno di uno specialista di oculistica: deve aspettare 44 giorni dalla data della prescrizione del suo medico ( che salgono a 49 se va in Lunigiana).
Sforano i tempi limite anche molte prestazioni strumentali. Parliamo della radiodiagnostica: radiografie, ecografie, Risonanze magnetiche (che nelle tabelle abbreviamo in RMN) con o senza mezzo di contrasto (MDC). Tac.
Se per una radiografia al torace il tempo medio di attesa è a Carrara o Massa di 9,5 giorni (e uno solo in Lunigiana), bisogna aspettare 114 giorni per un’ecografia all’addome; 99 giorni per una eco alla mammella, addirittura 120 giorni per una mammografia bilaterale. Ci sono poi tempi biblici per le Rmn, cioè le Risonanze magnetiche: 130 giorni (147 in Lunigiana) di attesa che scendono (si fa per dire) a 112,5 per quelle alla colonna o alle articolazioni. In questo caso, il problema è tutto nel fatto che esiste soltanto un macchinario in tutta l’Asl e il potenziamento del servizio, probabilmente, non si avrà che con l’apertura del nuovo ospedale unico.
Bisogna precisare che questi tempi vengono ridotti drasticamente quando si tratta di esami urgenti. Le prestazioni di tipo oncologico, per esempio, vengono effettuate nel giro di una manciata di giorni. A stabilire se la visita o l’esame è rinviabile senza problemi è il medico generico che prescrive la prestazione. È chiaro però che il medico di famiglia è indotto a classificare come urgente la visita per il suo paziente per avere risposte in tempi ragionevoli. Ed è l’Asl a cercare di intervenire in questo snodo con attività di sensibilizzazione e aggiornamento per fare sì che la richiesta del medico sia il più possibile “appropriata”.
Claudio Figaia
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