Gioco
I medici di famiglia fanno il ponte, assalto al pronto soccorso
Attese fino a sette ore anche per i familiari di pazienti trasportati con il 118. Due soli medici e quattro infermieri per gestire una media di sessanta accessi
MASSA. All’arrembaggio. Più che l’attesa fuori da un pronto soccorso sembrava l’assalto ad una nave da parte di pirati. È il film che vedevi il giorno della vigilia dell'Epifania se facevi ricorso al servizio sanitario d’emergenza. I medici di famiglia – non tutti, ma la maggior parte – hanno fatto il ponte e i massesi hanno preso d’assalto il prontosoccorso. In quanti? In media il doppio, il triplo – a secondo del momento della giornata – rispetto alla routine. In servizio c’erano due medici – secondo quanto raccolto – che hanno lavorato in condizioni disperate. Loro, come il resto del personale.
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Donatella Tosi, chiama al telefono della redazione del Tirreno alle 16 e 40 del 5 gennaio. «La situazione è disperata – ci dice – Venite a vedere in quanti siamo. Sono finite persino le barelle. Mia madre, cardiopatica, è “dentro” dalle 9 e a quest’ora sono ancora qui. Tutti se la prendono coi medici, ma non è giusto, sono solo in due! In questo momento – Donatella ci legge il monitor che rende conto della situazione, sono circa le 17, ndr – ci sono 6 codici verdi e 6 codici gialli». Poi sapremo che “in gestione”, come si dice in gergo, c’erano anche due pazienti intubati.
Ci rechiamo dunque al pronto soccorso e intanto riceviamo un’altra telefonata: quella di Giancarlo Casotti, presidente della commissione comunale sanità, che poi incontreremo all’uscita dell’ospedale. «Sono qui – dice Casotti – perché chiamato da alcuni conoscenti. In questo momento (erano circa le 18 di ieri del 5 gennaio) sono in servizio due medici, quattro infermieri e due operatori socio-sanitari: con sessanta accessi come ci sono attualmente il personale dovrebbe essere il doppio. Si tratta di una carenza strutturale. Punto il dito contro i medici di famiglia che in giornate come queste non sono reperibili – Sono assenti dal loro posto di lavoro. Il personale si sta ammazzando di lavoro ma non può sopperire alla carenza».
Mentre giriamo nelle sale di attesa parliamo con Monica Bruni: è lì per sua madre, trasportata di mattina al pronto soccorso con il 118; ha un’infezione molto importante in corso, già rilevata dal medico di famiglia, oltreché un quadro clinico decisamente precario. «Mia madre non è un caso semplice – ci dice – è un codice giallo. Siamo arrivati qui alle 11/11 e 30 e io sono entrata alle 18 per vederla.. devono preparare il letto per ricoverarla. Non avranno colpa né i medici né gli infermieri, ma è evidente che ci sia qualcosa che non va».
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Ci sono casi anche meno gravi di quelli della madre di Monica, come quello della moglie di Giovanni Dalle Lucche, 83 anni, che ha accompagnato la congiunta: «Mia moglie – ci dice – alle 12 meno un quarto era qui, è stata visitata alle 15 e 40, ha un’infezione al dito, è dalle 16 che aspetta la ricetta dell’antibiotico. La colpa? Dei medici di famiglia che fanno le vacanze, i ponti e non visitano. Perché non si fanno sostituire da colleghi nei loro ambulatori?».
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