Sicurezza
Oh carrarini, voi mi fate sentire così importante...
Chiacchiere al bar con l’americano un po’ Zen «Ora vi spiego perché mi sento fortunato»
di GIOVANNA MEZZANA
Robert Gove ci fa un regalo. Parla italiano – con persino qualche incursione nel carrarino – dall’inizio alla fine della nostra chiacchierata. Siamo al Caffé Roma, a poche ore dal Capodanno. Tra sé e gli estranei Robert di solito alza un muro di.. americano. Ci sentiamo allora dei privilegiati. . Come dice di essere lui, anche se per una ragione diversa dalla nostra. Si sente baciato dal sole perché vive a Carrara. Ci sembra incredibile che un artista che piace ai californiani viva come un sogno lo stare sotto le Apuane, ma tant’è. Di Robert, arrivato dal Michigan 45 anni fa, capisci molto se sai che ha scoperto di essere buddista, ha frequentato un Centro Zen a San Francisco, ha vissuto anche per un po’ in un monastero. Tutto questo prima di approdare qui.
Ma come e quando è arrivato a Carrara, Robert?
«Un giorno mia madre mi chiama e mi dice: "Portami in Europa"».
Così, all'improvviso?
«Sì. Mia madre, Emily, era una donna colta. Insegnava inglese. In casa nostra girava sempre il National Geographic. Era una bella persona mia madre. Aveva un approccio molto bello ai giovani. Sono stato molto fortunato. Mio fratello era sposato, io no... ».
Insomma, partite...
«Sì. Quando sono in Europa, da qualche parte leggo di Henry Moore. Henry Moore! Che non aveva uno studio qui, non l'ha mai avuto ma..».
Ma vicino.. Era all'Henraux, a Seravezza, dall'inizio degli anni Cinquanta.
Capiamo che a quel punto Robert e Emily "si mettono sulle tracce" del grande artista. Arrivano in Italia. Robert riprende il suo racconto.
«Ricordo Genova. Poi una strada lunga, tutta così e così (tutta curve, intende Robert, ndr). Insomma arriviamo a Carrara. Affaticati, stanchi, affamati: erano le 14. Giriamo e entriamo al Pic Nic (la storica gastronomia di via Verdi, ndr). C'era una persona che parlava inglese… incredibile! Gli chiedo di Henry Moore. Non sapeva niente.. ma mi dice: "Chiedi a lui».
E “lui” chi era?
«Carlo Nicoli! Che mi dice: "Chi ti ha mandato qui?". Io gli rispondo: "Il Carma"! E 45 anni dopo sono sempre qua!».
Allora fu proprio il Carma, Robert!
«Sì! Dopo l'incontro vado da lui e nel suo giardino vedo un pezzo di Statuario. Bellissimo. Era lì per Vangi. Lo guardavo e avevo gli occhi fuori dalla testa. Avevo lavorato tre anni con il gesso e pensavo alle mie sculture dal gesso in marmo! Chiedo a Nicoli: "Quanto costa?". E lui: "Non costa niente. Basta che vieni qui, stai qui..". Io, di nuovo: "E dove abito?". Lui: "Ho un appartamento là..". Io: "E quanto costa?". Lui: "Non costa niente". Torno al Michelangelo da mia madre (c'eravamo fermati lì). Lei vede il mio entusiasmo e mi dice: "Perhaps you should stay here" (Dovresti stare qui, ndr). Non avevo programmato niente. Siamo andati via. E poi sono tornato. Era il 1° gennaio 1969. Ho lavorato otto anni con Nicoli. Ho appreso il mestiere da Carlo».
Ma poi quel pezzo di marmo per Vangi lo diede a lei?
«Oh no! He's a business man!».
Come è cambiata, se è cambiata, la sua arte stando qui?
«Quando ero negli Stati Uniti le mie sculture erano fisicali. Descrivevano il mondo. Qui a Carrara giravo con la vespa. Un giorno sono in vespa subito dopo Fontia, dove si vede tutta la vallata. Un panorama bellissimo. Ho detto a me stesso: "Stai scolpendo il mondo fisicale".. ma a Carrara siamo ricchi, abbiamo montagne di marmo, abbiamo tutti gli stessi ferri, vediamo tutti le stesse cose. L'unica differenza è l'idea. E allora mi sono detto: "Cambia canale! Perché non scolpire il mondo spirituale? Ho meditato tanto. Ad esempio: non si può scolpire l'invisibile con il marmo colorato! Ti dicono questo è di Sicilia questo di Turchia, questo è onice.. Se vuoi descrivere l'invisibile devi includere solo Statuario!».
E chi glielo dava/glielo dà il marmo?
«I cavatori! Ho trasportato tonnellate di marmo sulla mia vespa».
Sulla vespa?
«Sì. Avanti e indietro. Prendevo il marmo in cava o nel letto del Carrione. Caricavo le pietre sulla vespa e poi brum, brum, brum .. Non sai quante volte ho fuso il motore! Ma io non inizio una scultura se non ho un marmo favoloso».
Ci racconta qualche episodio accaduto a Carrara che le sta a cuore?
«Ah.. Io come artista mi sento già fortunato ad essere in Italia. Per uno scultore, poi, stare a Carrara è il massimo. Mi portano tutti così (apre il palmo della mano verso il cielo, ndr). “Oh Robert vieni qui”, “Ah Robert è un Artista”.. cavatori, camionisti, tutti. Negli Stati Uniti un remark (considerazione, ndr) non esiste. Non esiste da nessuna parte del mondo. Ricordare un episodio è difficile. Io sono cresciuto qui».
Quindi si sente carrarese?
«Certo! Mi difendo anche con il dialetto».
Ci dica il luogo di Carrara che le piace di più.
«La montagna. Con il Cai ho girato molto».
Cambierebbe qualcosa di Carrara?
«Io non posso permettermi di giudicare.. Quando stai seduto e senti un cane abbaiare o senti una motosega.. come dire.. non so..».
Intende che Carrara è una città rumorosa? Cambierebbe questo aspetto?
«Ma no! Dicevo che quando hai il silenzio dentro, non ti manca nulla. Certo, Carrara è cambiata molto da quando arrivai io».
In peggio o in meglio?
Robert sospira, poi ride. La vita adesso è molto più difficile. Ma io mi sento circondato da una luce bianca. Ho questa abilità: Cost'vo (Robert sfoggia il suo carrarino, ndr) di più?
Ma questa luce l’avrebbe intorno anche in Michigan?
«Eh sì! L’uccello canta perché ha una canzone. Io ho una canzone. Io mi sento fortunato. E poi faccio il giro delle sette chiese e incontro amici. Per strada, al bar: ovunque amici».
Cosa si aspetta dal 2015?
«Vorrei finire diverse sculture, ma a 77 anni è un’impresa. Il 95% del mio lavoro è con l’abrasivo e questo muscolo (si tocca la spalla, ndr) dopo 45 anni di lucidatura si rifiuta..».
Qui a Carrara c’è una sua scultura installata?
«No».
E le piacerebbe ci fosse?
«Le mie sculture sono molto spirituali. Hanno un pubblico ristretto. Non c’è un mondo buddista qui, ma in California sì».
Quale rapporto ha con gli altri artisti che vivono e lavorano a Carrara?
«Ho rapporto con tutti. Quelli più giovani provo ad aiutarli. Come io ho imparato, se posso insegnare ad altri, lo faccio volentieri. Ai giovani dico: “Prova a descrive la scultura com’è dentro. Grattar fuori è la cosa più facile... La scultura deve venire a te, e te andare verso di lei”».
Ma secondo lei c’è una generazione di giovani artisti che viene avanti? Che si sta formando?
«Uno su duecento ha talento. La ragazza marchigiana che sto seguendo ora, secondo me, ce l’ha».
Ma secondo lei ci saranno sempre artisti che verranno a Carrara come fece lei e come continuano a fare tanti altri?
«Secondo me sì. Vengono e verranno per il marmo, per la scuola. Per l’opportunità che qui c’è, e che sta anche nel fatto che abbiamo un cuore uno per l’altro».
Ci dice tre parole con cui definirebbe Carrara?
«Qui ho il cuore. Qui è il mio posto. E per questo sono un uomo fortunato».
31 - CONTINUA..-
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