VAL DI MAGRA. Per cinque anni avrebbe timbrato il cartellino del suo ufficio, ma in realtà sarebbe stato altrove. Un comportamento assenteista, quello del lucchese Paolo Gagliardelli, ex direttore della commissione tributaria della Spezia (e per dieci anni consigliere comunale prima con la Margherita, poi con l'Api), che la Corte dei conti, in primo grado, ha punito condannandolo a "restituire" all'erario 26.645,10 euro di danno patrimoniale oltre a 10.000 euro di danno d'immagine. Insieme a Gagliardelli, oggi 72enne, sono stati condannati a pene più lievi Mirco Montefiori, 59 anni, Sandro Bonati, 55 anni, Pietro Ilardo, 65 anni e Daniela Bertani, 64 anni. I magistrati contabili della Liguria ha agito dopo che si era mossa la procura della Repubblica di Spezia che - sulla base di una segnalazione del ministero delle finanze - ha condotto un indagine che ha portato al rinvio a giudizio per truffa dei dipendenti pubblici, con l'eccezione di Ilardo, la posizione del quale è stata stralciata. Secondo la ricostruzione della procura contabile ligure, i cinque funzionari pubblici, tra il gennaio e il settembre del 2010, hanno «omesso di timbrare il cartellino, mediante la "strisciatura" dei badge personale, sia in entrata che in uscita o solo in entrata o in uscita». Per Gagliardelli le indagini - condotte dalla Guardia di finanza - si sono spinte ancora più indietro, trovando traccia di comportamenti simili anche nell'arco di tempo 2005-10.
I fatti sono emersi quando la direttrice della segreteria ha avuto alcuni problemi con il programma automatico delle presenze: in sostanza, le "strisciate" del badge erano state acquisite ma non erano state trasferite al programma di validazione. Per questo la dirigente si era accorta che alcune timbrature mancavano o erano incomplete: aveva, allora, chiesto ai dipendenti un 'autocertificazione dell'orario di servizio, riscontrando poi numerose discrepanze fra le strisciate dei badge e gli inserimenti manuali. Discrepanze che, spiegano i giudici, «hanno trovato conferma nel confronto tra gli orari di ingresso e uscita dall'ufficio e le cellule telefoniche agganciate dai dipendenti nei periodi in cui gli stessi risultavano essere sul luogo di lavoro. Dai tabulati telefonici acquisiti agli atti è risultato, infatti, che le utenze di Gagliardelli, Bertani, Ilardo, Montefiori e Bonati durante l'orario in cui figuravano essere in ufficio agganciavano celle telefoniche distanti chilometri dallo stesso».
Anzi, secondo le indagini condotte in sede penale, succedeva anche che qualcuno era in vacanza in montagna mentre risultava essere in ufficio. Inoltre, alcune telecamere installate nell'ufficio, hanno mostrato i dipendenti che si scambiavano fra loro i badge, "strisciando" per gli assenti: questi casi, seppur contestati in sede penali, non sono però stati considerati dai giudici amministrativi.
Alla fine, secondo i calcoli del ministero delle Finanze, Gagliardelli avrebbe guadagnato compensi indebiti per 26.645,10 euro, Bertani per 7.965 euro, Ilardo per 1.038,58 euro, Montefiori per 825 euro e Bonati per 380: queste le cifre che, secondo la sentenza depositata lo scorso 30 dicembre, i dipendenti dovranno risarcire.
Ai cinque è stato contestato anche il danno di immagine, che la P rocura contabile aveva quantificato in quarantamila euro. In sentenza, tuttavia, i giudici hanno ridimensionato questa cifra, condannando Galgiardelli a pagare 10.000 euro, Bertani a duemila euro e gli altri tre a 500 euro ciascuno.
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