Il Tirreno

Sogni, desideri e speranze Ecco cosa chiedere al 2015

di Giovanna Mezzana
Sogni, desideri e speranze Ecco cosa chiedere al 2015

Aria nuova e soldi, un sindaco e degli assessori «che si mettano nei nostri panni» Parlano mamme e giovani, negozianti e baristi, parrucchieri e imprenditori

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CARRARA. È un wind of change – per dirla con gli Scorpions – un vento di cambiamento, quello che i carraresi si augurano soffi sulla città – dai monti al mare – in questo nuovo anno. Ce n’è bisogno. Perché Carrara «è un fico secco» dice Sonia Marchi, dal bancone della sua frutta-e-verdura in via VII luglio, a poche ore dallo scoccare della mezzanotte, mentre ci agita sotto il naso il frutto natalizio e ci offre scorze di arancia inzuppate nel cioccolato. La Palma d’oro per l’immagine più azzeccata va a lei. Rende l’idea di una Carrara che ha perso smalto, verve, ricchezza e forse anche speranza, «così sotto tono, da ormai troppo tempo, e senza meritarlo perché non le manca nulla» dicono i parrucchieri e truccatori Giovanni Balduini e Valerio Da Castagnori mentre finiscono tagli di capelli e acconciature nel loro salone “I Divi”.

Il 31 dicembre abbiamo fatto un giro per il centro-città (tra l’altro, semi-deserto): non ce ne vogliano avenzini e marinelli, ma crediamo che ciò che abbiamo raccolto “a monte” avremmo trovato anche “a mare”. Che ciò che auspica chi abita in centro possa valere (pur con le debite differenze) anche per chi vive in periferia e sulla Marina. E allora continuiamo con questa nave che approda in porto e nel bastimento custodisce un carico di sogni e desideri, speranze e auspici.

Il disastro dell’alluvione del 5 novembre ha lasciato tracce indelebili. E la voglia che si faccia chiarezza e che chi ha sbagliato paghi si sente tutta nelle parole che dal cuore salgono alla bocca di Rosa Cambria, mamma e pasionaria dell’Assemblea permanente (il gruppo di cittadini che presidia Palazzo civico dall’8 novembre): «Gli auguri sono a chi merita un anno splendido – dice Rosa – mentre a voi che ci avete fatto tanto male auguro di mettervi per un giorno nei nostri panni. Non è bello da augurare ma tant’è.. Provate che cosa significa, ad esempio, fare la spola avanti-e-indietro al Centro per l’impiego».

Siamo arrabbiati sì, anche se questa sembra una città arrabbiata da sempre. Il livore a volte fa perdere lucidità mentre di mente fredda e pragmatismo ce ne vorrebbero a tonnellate per ritirare su le sorti di Carrara. E c’è chi se ne accorge: «Auguro che si possa trovare un po’ di serenità nelle cose – dice Giorgio Neri di Cybo– ma anche nei dialoghi».

Un mea culpa forse però dovremmo farlo tutti. «Siamo certi, sia noi che gli amministratori – dice Andrea Ghinoi dell’omonimo bar-tabaccheria – di avercela messa proprio tutta? Di aver fatto per Carrara tutto ciò che era nelle nostre possibilità? Mi auguro un 2015 senza più chiusure di negozi e attività, ecco cosa vorrei..».

Rimane ancora qualche giorno per sognare di essere i vincitori della Lotteria della Befana, anche se consegnare i nostri destini alla Fortuna (che è notoriamente cieca) ci sembra quanto di peggio si possa fare.

Di soldi però ce n’è bisogno, eccome, è inutile coprire il re nudo. «Cosa spero? Che nelle vostre case, carraresi, entrino più soldi – dice Lino Tognini, da imprenditore – di quanti ne siano entrati sino ad ora».

«Spero che il 2015 ci porti aria nuova, ce n’è bisogno per Carrara – dice la giovane Elisa Marrone, barman – che sia migliore degli anni precedenti. Che cambi qualcosa, insomma». Come sarà, Elisa, questo 2015? «Indovinalo, indovino», recitava una poesia di Gianni Rodari che le maestre dell’Aurelio Saffi un po’ di anni fa insegnavano agli allievi. L’indovino rispondeva: «Avrà di certo quattro stagioni, dodici mesi, ciascuno al suo posto, un Carnevale ed un Ferragosto. Per il resto, anche quest’anno sarà come gli uomini e le donne – pardon, i carraresi e le carraresi – lo faranno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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