Il Tirreno

«Nessuno ha visto la ragazza» La violenza diventa un giallo

L’indagine dei carabinieri a Ragusa invece di togliere i dubbi ne mette altri Nessuno ha sentito niente vicino al bed&breakfast. Sospetti su un catanese

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MASSA. Il fatto che la ragazza non ricordi nulla della violenza non facilita il lavoro dei carabinieri né a Massa né tantomeno a Ragusa. Ad avere forti difficoltà sono soprattutto i militari del comando siciliano che da quando è partita la denuncia dei colleghi apuani stanno cercando di far luce su un episodio che li lascia perplessi. E i primi risultati dell’inchiesta che stanno conducendo gli uomini del maggiore Alessandro Coassin, ex comandante della compagnia di Sarzana, non svelano il mistero. Perché nessuno di chi abita nei pressi del bed & breakfast di Scicli, dove sarebbe avvenuto l’abuso sessuale, ha sentito nulla la notte tra il 26 e il 27 dicembre. ma non solo: nessuno nei locali che si trovano nei paraggi ha riconosciuto la trentunenne vedendo la foto che mostravano quelli delle pattuglie a caccia di indizi. Elementi questi due che possono dire tutto e il contrario di tutto: se è stata tramortita con l’alcol, la giovane non aveva la forza di gridare, così come è possibile che i cocktail per stordirla i due uomini li abbiano preparati nella stanza dove poi si è consumata la violenza. Ecco perché nessuno ha sentito e nessuno ha visto. Oppure le cose non sono andate copme dice lei. Ma le lesioni al pronto soccorso i medici le hanno riscontrate. Un vero e proprio rompicapo.

È una storia delicata quella che ha raccontato la ragazza, fidanzata con un giovane massese che non era con lei in questo viaggio in Sicilia. È stata ricoverata lunedì sera al pronto soccorso a Massa. Ed è stata lei a dire di essere stata vittima di abusi mentre si trovava a Scicli. La serata di Santo Stefano l’ha trascorsa in una discoteca della provincia di Ragusa, poco distante dal paese dove era alloggiata.

La donna ha detto poi di essere stata accompagnata in un bed and breakfast da due persone, di cui non ricorda nulla, nemmeno i nomi. Soltanto che uno era catanese. La mattina seguente si è svegliata in camera in un lago di sangue. Un brusco risveglio che per la donna avrebbe avuto poi anche delle conseguenze a livello fisico, oltre che psicologico. La trentunenne, una volta fatto rientro a Massa, ha raccontato tutto. Da qui è partita la chiamata ai carabinieri che si sono presentati direttamente al pronto soccorso per raccogliere la testimonianza. I militari del nucleo investigativo hanno attivato tutti gli accertamenti - anche in quel di Ragusa - per verificare i fatti raccontati dalla trentunenne.

E in Sicilia il maggiore Coassin si è subito messo al lavoro per trovare i riscontri a quelle parole. Per ora nulla. Così bisognerà sentire nuovamente la giovane e ripercorrere quella serata. (d.d.)

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