Sicurezza
Don Raffaello: auguri con stoccata ai politici
Carrara, il parroco del Duomo parla di inverno siderale della natalità: nel 2014 ha battezzato solo sei bambini. «Il centro è svuotato». E poi attacca: «Quattro appartamenti su cinque sono sfitti e lasciati ai topi mentre qui c’è gente senza un tetto»
CARRARA. Il suo cuore batte per i carraresi. Parrocchiani e non. Sarà per questo che ci sono cose che non può fare a meno di dire: gli escono dal petto. L’augurio per il nuovo anno di don Raffaello Piagentini, parroco del Duomo, va oltre il «buone cose, tante cose..». È una freccia che colpisce il bersaglio. Chi vuole sentire, può farlo. Può anche capire. Al volo. Tirarsi su le mani e fare..
Parla a chi governa questa città don Raffaello. E le cose gliele dice sui denti. Senza rabbia, senza umori rancorosi, con la sola forza di chi ha una dote sempre più rara (anche tra gli uomini di Chiesa): cogliere, vedere, la sofferenza. Quella vera, quella della gente. Lo incontriamo il 31 dicembre in canonica. Ha appena recitato il Te Deum. Siamo noi a chiedergli di fare un augurio alla città.
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«Quest’anno – comincia con una constatazione il parroco – nel centro città i defunti sono stati quaranta, mentre i nati, i battezzati (è raro che i neonati non vengano battezzati) solo sei. La morte vince la vita 40 a sei. Brutta partita. Siamo nell’inverno siderale della natalità. Io sono qui da un trentennio e quando arrivai battezzavo cinquanta bimbi ogni anno. E se non nascono bambini, la città muore, potrebbero venire tutti i pascià del mondo a darci soldi ma la città morirebbe lo stesso».
«La città è spopolata – osserva il parroco – anche perché gli appartamenti ci sono, ma sono sfitti, abbandonati. Io, scherzando, avevo detto che per la benedizione delle case delle famiglie volevo con me un assessore per fargli vedere che su cinque appartamenti del centro quattro sono abbandonati, in balia dei topi e di qualcosa d’altro. Evidentemente si potrebbe far risorgere la città, ma questo non tocca a noi cittadini, tocca alle istituzioni».
«Vorrei che l’ugurio fosse unito a un po’ più di parresia, termine greco antico che significa coraggio – spiega – Coraggio e grinta. Grinta e coraggio, perché ce ne vuole un pochettino da parte di chi sente la solidarietà verso gli altri. E io credo che questa solidarietà verso gli altri la debbano avvertire soprattutto coloro che come amministratori sentono il loro ruolo come servizio, non come potere, se poi sono cristiani dovrebbero sentirlo ancor di più».
Don Raffaello ha subito pronto un esempio. «L’altro giorno – dice – sono stato su a Sorgnano sul cuccuzzolo,. C’è una struttura meravigliosa: le ex scuole elementari. Ovviamente, vuota. Vuota. È lì da anni, anni.. E io in parrocchia ho delle famiglie che cercano una casa. Un tetto. Qualcuno avrà la responsabilità di queste strutture? Il Comune? La Provincia? Non lo so. Il mio augurio è che ci sia voglia di fare qualcosa, di non lasciare realtà a marcire, come ci fanno vedere a Striscia la notizia».
«Auguri di cuore a tutti – conclude – Soprattutto ai malati. Ai feriti nel cuore e nello spirito. A coloro che si trovano a inzuppare il panettone soli tra quattro mura...».
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