Sicurezza
Zum Zeri, la scommessa: tornare agli anni d’oro
Nuova gestione degli impianti, 10 chilometri di piste, due alberghi, un rifugio strade asfaltate, voglia di rivivere il boom del Settanta e nevicata inaugurale
ZERI. Quando dalla zona di Costa tantissimi appassionati di neve e sci partivano per Zeri, o meglio, per Zum Zeri, ben in pochi conoscevano le piste di Cerreto Laghi, al confine tra Lunigiana ed Emilia o dell’Abetone, sulla Montagna Pistoiese.
Era il periodo del boom degli sport invernali, immediatamente successivo alle Olimpiadi della neve disputate a Sapporo in Giappone, nel 1972 e a Innsbruck (1976). All’epoca, venivano emulate le imprese di campioni del calibro di Pierino Gros e Gustav Thoeni e molti dei tanti sciatori dilettanti che salivano nell’alta Lunigiana occidentale per cimentarsi in ardite discese, nei villaggi turistici sorti a Zum Zeri avevano perfino comprato casa.
Erano gli anni d’oro, durati non a lungo, purtroppo, per svariate cause, non ultime le gestioni dissennate di alcuni, o miopi amministrazioni comunali, sovente scese in contrasto con le prime. Poi ci si mise anche il fattore climatico che, dopo la nevicata da record del gennaio 1985, gradatamente fece abbassare le luci sull’impianto al Passo Due Santi, fino ai tempi cupi di recente memoria, nei quali si giunse perfino alla chiusura dell’unica stazione sciistica di un comprensorio che abbraccia almeno tre province.
Adesso, però, la scommessa di far un po’ tornare quegli anni ruggenti e quindi di imprimere la voglia di andare a Zum Zeri anzichè raggiungere stazioni lontanissime, più costose e magari super affollate.
«Non sarà magari facile - dice Maurizio Viaggi, presidente della Asd Ginnastica e Sport che da poco gestisce gli impianti di Zum Zeri - ma il tentativo merita essere fatto, anche in virtù di un territorio che, pur essendo nell’alta montagna del Ponente lunigianese, con Spezia ha da sempre un legame profondo. Ma non cercheremo di accontentare soltanto gli sciatori e quindi rilanciare un settore turistico che dava lavoro a molti: altro nostro scopo e valorizzare i prodotti tipici e quindi la gastronomia di un territorio da favola, nel vero senso della parola dato che adesso nelle vallate zerasche è ricomparso il lupo. Infatti in tutti i nostri punti ristoro vengono utilizzati prodotti locali e quindi menu a chilometri zero, perciò largo all’agnello di Zeri, a funghi, farina e castagne, a salumi e formaggi che sanno farsi apprezzare. E poi che dire del panorama offerto da questi luoghi dai quali, mentre si scia, si ha vista sul mare».
Tutto pronto per l’effettivo via alla nuova stagione sciistica, dunque, dopo l’antipasto di Santo Stefano quando è caduta una ventina di centimetri di manto bianco «però sufficiente a far divertire i tanti appassionati saliti in massa dalla Costa nello scorso weekend - conclude Viaggi - dato che le nostre piste, tutte su erba e non su terreno sassoso, permettono di sciare anche con poca neve».
Fabrizio Palagi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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