Finanza
Più di mille posti a rischio e Pignone pensa a Piombino
Cgil, Cisl e Uil proclamano lo stato di agitazione dopo che la Regione cestina un loro progetto di rilancio. «Ora anche qui devono arrivare accordi e risorse»
MASSA CARRARA. E se domani Nuovo Pignone salutasse Massa per insediarsi a Piombino? Ci mangeremmo le mani. «I rumor in questa direzione però purtroppo – sostengono Cgil, Cisl e Uil – già ci sono». È la ciliegina sulla torta. La torta è che Cgil, Cisl e Uil hanno fatto un po' di conti per capire quanto grave sia la situazione occupazionale apuana. Ad oggi: 1.200 posti di lavoro a rischio tra ammortizzatori sociali che vanno a finire, contratti a termine che non saranno rinnovati, monte-ore ridotte.. Durante il 2014: 1.000 vertenze aperte da lavoratori che hanno già perso l'impiego e si sono rivolti agli uffici vertenze dei sindacati. Dal 2008 all’inizio 2013: 2.500 posti di lavoro bruciati. I sindacati apuani dichiarano lo stato di agitazione.
Modello Piombino. Se Nuovo Pignone se ne andasse davvero a Piombino sarebbe una grande ingiustizia, visto che la terra apuana ha spianato la strada in lungo e in largo all'industria locale della General Electric; ma le logiche in base a cui la Grande Industria si muove sono anche queste: il posto migliore per le realizzare le migliori performance. Piombino ha salvato le sue acciaierie Lucchini scendendo a patti – e non senza l'appoggio e il nulla osta di Firenze e Roma – con gli algerini di Cevital; è riuscita a mettersi in tasca 400 milioni di euro per futuri investimenti; ha autostrada, ferrovia, porto e sta rimediando al basso pescaggio del fondale di esso, il peggior limite che lo scalo di Carrara abbia. È però inutile piangersi addosso.
In agitazione. Ora basta. Ora basta guardare altre province toscane che fanno la parte del leone (anche e soprattutto per mettersi in pancia le risorse regionali). I segretari apuani di Cgil, Cisl, Uil – Paolo Gozzani, Andrea Figaia, Franco Borghini – annunciano: «Massa-Carrara è in stato di agitazione». Da quando? Dall'11 dicembre, quando l'assessore regionale alle attività produttive Gianfranco Simoncini ha metaforicamente cestinato la bozza di rilancio del territorio apuano che i tre segretari gli avevano presentato durante un incontro. «Non ci sono più cadeaux (leggi cadò e traduci regali, ndr) – riportano Gozzani, Figaia, Borghini – Ecco cosa ci ha detto Simoncini». Non c’è più una lira, insomma.
Prossimo obiettivo. Non c’è più trippa per gatti però a primavera in Toscana si vota per il rinnovo del presidente e della giunta toscana. E allora Cgil, Cisl e Uil, intanto affilano le armi: «Piombino ha battuto cassa dicendo che erano a rischio 4.000 posti di lavoro – dicono i sindacalisti – Ebbene qui in ballo ce ne sono 5.000: 1.200 in bilico adesso, 1.000 legati a singole vertenze aperte nel corso del 2014, 1.300 erano i lavoratori in cassa-integrazione in deroga (già nel 2013), 2.500 i posti bruciati tra il 2008 e fine 2012. Dichiariamo lo stato di agitazione. A gennaio faremo un “attivo”, elaboreremo una piattaforma con le nostre priorità. Vogliamo un accordo di programma con delle risorse. Piombino ha dimostrato che, se c’è unità di intenti, un accordo si può fare in sei mesi. I nostri interlocutori? Firenze e Roma».
Posti a rischio. É con questo obiettivo – di unione – che Cgil, Cil e Uil hanno annotato nomi e numeri della crisi. C’è preoccupazione per Sanac, 140 dipendenti diretti, 30 dell’indotto: se non si sblocca la questione Ilva, da gennaio saranno senza stipendio. Eaton, in 230 dal 31 dicembre rimarranno senza alcun ammortizzatore sociale; Cogemar, 40 lavoratori in mobilità; Massa Minerali: in 18 sono stati assorbiti da Omya, ma 20 sono a casa, così come lo sono 18 trasportatori della Rossetti Trasporti (che lavoravano per Imerys); in mobilità ci sono 24 lavoratori di GlobalJig, 20 di Sgi-Fermet, 22 di Michelotto, 23 di Benetton, 15 di Stefan, 42 di Syntech, 15 di Marmorea, 61 di Tema + Ica. E poi tra cig straordinaria e mobilità i lavoratori di Effebi2, Tda, Barsanti, Red.Com (ex Nasa), Tirrena Macchine. A questi si aggiungono i lavoratori legati agli appalti ospedalieri e ai servizi di pulizia (leggi Dussmann), i precari della scuola, i dipendenti pubblici della Provincia, finanche i bancari della Cassa di Risparmio di Carrara per cui si parla di un taglio all’organico di 20 unità..
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
