Il Tirreno

Va tre volte all’ospedale La dimettono e lei muore

Va tre volte all’ospedale La dimettono e lei muore

Al pronto soccorso le avevano detto che era soltanto un problema urologico, ma era il cuore in sofferenza. La vecchietta di 87 anni si è spenta in rianimazione

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MASSA. I figli l’avevano portata al pronto soccorso a sera inoltrata il 23 dicembre perché l’anziana donna, Alessandrina Bertugelli, cardiopatica di 87 anni, con un pacemaker, aveva uno spaventoso dolore al petto e non riusciva a fare pipì. Un’impresa arrivare in città da Casette: l’ambulanza si è fermata una cinquantina di metri sotto l’abitazione e poi i volontari con un telo l’hanno trasportata dal portone al mezzo.

Il medico dell’ospedale che l’ha visitata, quando erano le 21 passate, le ha fatto applicare un catetere dall’infermiere e poi, tranquillizzando paziente e congiunti, perché riteneva il caso di poca urgenza, ha deciso di dimetterla, invitandola a presentarsi l’indomani mattina (cioè dopo poche ore) per effettuare i successivi accertamenti nel reparto di urologia. Per scrupolo, visto che la sua diagnosi era decisamente positiva. Nonostante una cartella clinica alta più di un palmo che attestava una salute precaria.

Considerando l’età della donna, il suo stato fortemente indebolito e le difficoltà motorie che avrebbero reso più complicato il ritorno nella casa di Casette, zona raggiungibile solo a piedi, i figli - Modesto, Orlando e Carla Angeli - prima di uscire avevano invitato il dottore a rivalutare l’opportunità di un ricovero. Il medico di turno però oltre a respingere la richiesta aveva rassicurato la famiglia spiegando che non c’erano i presupposti né la gravità per farlo, dimettendo la vecchietta. Lei, con uno sprazzo di lucidità aveva anche avanzato l’ipotesi di pagare qualunque somma pur di non essere parcheggiata in corsia su una barella (unica ipotesi prospettata per non mandarla via).

I tre figli hanno chiamato ancora l’ambulanza e hanno fatto ritorno a Casette, impiegando più di un’ora per metterla a letto, con la poverina che si lamentava per il dolore. Il catetere poi non migliorava la situazione. Alessandrina si è coricata a stomaco vuoto quando erano quasi le due. I parenti l’hanno baciata in fronte e le hanno promesso che sarebbero tornati all’ospedale la mattina seguente. E così hanno fatto, scoprendo però che il problema non era urologico. E quindi il catetere scompare. E si torna a Casette con la solita procedura. Nel pomeriggio della vigilia di Natale la donna ha un’altra crisi e torna al Santi Giacomo e Cristoforo e lì i suoi cari scoprono che era in fin di vita perché cuore, polmoni e reni non rispondevano più. Ricovero immediato a medicina dove però le cose non accennano a migliorare nonostante un respiratore che l’aiuta a pompare ossigeno. Si cambia reparto a notte fonda, quando rianimazione è l’ultimo tentativo disperato dei medici. Alle 19.30 il decesso. E la rabbia dei tre figli che dopo il funerale - partenza oggi alle 15 dall’obitorio e messa a Casette - vogliono contattare un avvocato per avere giustizia.

Danilo D’Anna

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