Il dolore
Provincia, ecco il funerale dei servizi ai cittadini
Corteo simbolico dei lavoratori dell’ente da Palazzo Ducale a piazza Garibaldi «Certezze ormai non ce ne sono più neppure per chi è impiegato nel pubblico»
MASSA. Silenzio. Si celebra un rito. Funebre. Si è svolto ieri, per le vie del centro-città, il funerale dei servizi provinciali di pubblico impiego. O meglio: una performance – simbolica – a cui hanno dato vita i lavoratori della provincia di Massa-Carrara, in stato di agitazione dal18 dicembre per i paventati tagli al personale contenuti nella Legge di Stabilità. In circa 300 temono di essere licenziati. O trasferiti: chissà dove e con quali modalità e ripercussioni.
Circa duecento persone hanno partecipato al corteo. Ai lavoratori si sono infatti uniti amici, parenti e semplici cittadini sensibili alla causa. Una parte dei dipendenti – che da giorni stanzia nella sala della Resistenza di Palazzo Ducale (giorno e notte) – ha partecipato al corteo. Un'altra è rimasta di presidio nella sede dell'ente. Altri invece hanno lavorato: ai Centri per l'impiego, al settore scuola e in tutti quei comparti dove è prevista la reperibilità: «Non vogliamo creare alcun danno ai cittadini» hanno detto prima di timbrare il cartellino di uscita e comporsi nel corteo coloro che ad esso hanno preso parte.
Ore 11 e 30 di eri. Siamo nel cortile di Palazzo Ducale. Tutto è pronto. Lo striscione con su scritto "Rsu Provincia di Massa-Carrara" è già stato srotolato. La testa del corteo è un lenzuolo bianco: "Causa Legge Instabilità Funerale servizi pubblici Provincia di Massa-Carrara".
Massa è abituata alle manifestazioni. Quelle per il lavoro, soprattutto. Pensiamo alle decine di volte che le tute blu apuane sono scese in piazza. Pensiamo alle manifestazioni dei lavoratori Eaton. Questa è un po' diversa. Innanzitutto è silenziosa. Non c'è livore. Non si strillano slogan. Ogni lavoro e chi lo svolge ha – del resto – il proprio passo, i propri simboli, finanche le proprie coreografie. Un dettaglio si coglie a colpo d'occhio. Non ci sono le bandiere dei sindacati confederali. Nè Cgil, nè Cisl, né Uil. C'è solo lo striscione delle Rsu, come dicevamo. Così è stato deciso. Dai lavoratori.
Ogni dipendente tiene in mano una croce di legno con sopra appiccicato un annuncio mortuale: proprio di quelli classici. C'è scritto: "Causa legge (in)stabilità è mancato all'affetto dei cittadini il servizio" ... e poi, laddove di solito compare il nome del caro estinto, leggiamo "difesa del suolo" oppure "cultura", "centri per l'impiego", "centro donna", "istruzione", "polizia municipale".. Insomma c'è un annuncio di morte per ogni settore della Provincia. Morto è il settore ma, soprattutto – e questo è il messaggio – morti sono i servizi per il cittadino.
C'è un po' di retorica, sì, ma è voluta, come dirà Giuliano Bianchi, al termine del corteo, sotto la statua di Garibaldi, nell’omonima piazza.
«Cade anche l'ultimo baluardo del lavoro – sono le sue parole – Restava solo quello pubblico. Cade in modo tragico e per farlo cadere la retorica governativa, la retorica politica e la retorica mediatica l'hanno trasformato da diritto di tutti a privilegio di pochi. Hanno ribaltato il principio fondante della nostra Repubblica per sopprimerlo. D'ora in poi nessuno potrà più goderne. D'ora in poi la stabilità del lavoro non sarà più un diritto».
Il corteo funebre si chiude così: in piazza Garibaldi, sotto la statua dell'Eroe dei Due mondi, i dipendenti depongono le croci. Ciascun annuncio mortuario. Per ciascun comparto. Si lascia il simbolismo al rito e si procede pragmaticamente con l'affondo. A Renzi. «Siamo qui per chiedere scusa a Garibaldi – dice Bianchi – Lo facciamo per conto di Matteo Renzi, che non sa chiedere scusa. “Qui si fa l'Italia o si muore": con questa idea nel cuore Garibaldi era partito da Quarto, alla testa dei Mille. Per fare l'Italia. C'è chi invece è partito da uno show televisivo, la Ruota della Fortuna, e a furia di comprare vocali e consonanti si è ritrovato a Roma con l'unico scopo di sfare l'Italia. E ci sta riuscendo».
Non rimane che attendere le novità dell'incontro fissato tra il ministro Madia e Cgil, Cisl, Uil nazionali. Da questo incontro – il ministro aveva promosso – dovrebbero uscire le modalità con cui la struttura delle Province italiane verrà messa a dieta.
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