Attenzione
«Mia madre curata per una malattia rara è morta di cancro»
Mesi di esami, terapie, ricoveri e nessun medico si è accorto che la donna, 59 anni, aveva un tumore. Ecco il suo calvario
CARRARA. Questa è la storia di un doppio calvario: quello di un figlio accanto a sua madre e quello di una madre morta dopo mesi di atroci sofferenze. È passata attraverso pronto-soccorso e reparti, ricoveri e riabilitazione, esami e Tac. Le avevano scoperto – e per quella l’hanno curata – una sindrome dal nome strano, quando lei, 59 anni, aveva un tumore, poi cancro. I medici non se ne sono accorti. Né la prima, né la seconda, né la terza volta e così via. Ci scrive una lettera suo figlio – E.G. sono le sue iniziali – e Il Tirreno la pubblica.
La prima avvisaglia. «Vi scrivo per raccontarvi una storia che credo abbia poco di dignitoso e umanamente concepibile, ma è quanto abbiamo affrontato in questi ultimi mesi. A luglio 2014 mia madre, colta da folgoranti dolori alle gambe, ci chiese di accompagnarla al pronto-soccorso dell'ospedale di Carrara. Dopo triage infermieristico e attesa di sette ore il referto fu di flebite. Nella settimana a seguire, però, i dolori aumentarono. Ci presentammo nuovamente al pronto-soccorso con mia madre che camminava a malapena».
Il primo ricovero. «Venne ricoverata in chirurgia vascolare per accertamenti. Da quel giorno non ha più ripreso a camminare. Dopo tre giorni nel reparto di chirurgia vascolare, arriva un referto di negatività a problemi vaso-circolatori. Referto con dimissioni».
Ancora dolori. «Il reparto, nonostante l’insistenza del nostro medico curante, non voleva fare accertamenti per comprendere il motivo dei dolori che avevano portato alla mancanza di mobilità degli arti inferiori di mia madre». La paziente viene trasferita a Neurologia.
La Tac. «Dopo Tac e ecografie varie – al primo ricorso al pronto-soccorso la Tac venne eseguita solamente per la parte addominale e arti inferiori – si ipotizza una sindrome confermata solamente dopo mesi chiamata "Guillain-Barré"»
La scoperta. Mia madre iniziò un percorso di cure farmacologiche che prevedevano oltre dieci flebo giornaliere per combattere questa ipotetica sindrome. Dopo due settimane venne trasferita al centro di riabilitazione Don Gnocchi per iniziare un ipotetico percorso riabilitativo. Durante la permanenza all'ospedale di Carrara le era stato diagnosticato anche un problema considerato secondario, consistente in perdite di sangue dovute a manifestazioni vaginali».
La riabilitazione. «Il percorso riabilitativo al Don Gnocchi fu tutt'altro che semplice; i disturbi e dolori di mia madre aumentavano quotidianamente e la risposta farmacologica e fisica era invisibile. Molti disturbi sanitari furono scambiati dal personale infermieristico come problemi psichiatrici di mia madre, tanto da indurci a pensare che i dolori e sintomi che ci riportava fossero frutto di una mente non più lucida. Confermo che purtroppo la lucidità di una donna di 59 anni potesse essere stata messa alla prova dopo tre mesi di permanenza in ospedali e trasferimenti di reparti e centri riabilitativi ma..» leggendo questo calvario la verità che emerge è in effetti un’altra.
I ricoveri all’Opa. «A causa degli enormi disturbi che quotidianamente la affliggevano, mia madre fu trasferita diverse volte in regime di urgenza all'Opa, per accertamenti ginecologici e all'ospedale di Massa per accertamenti gastro-intestinali liquidati con ecografia addominale».
Dimissioni volontarie. «Dopo numerose richieste di controlli maggiori il 1° Ottobre 2014 si decise per dimissioni volontarie per tornare nuovamente all'ospedale di Carrara, dove mia madre era attesa nel reparto di medicina per costatare i reali motivi del malessere. Il 1 ottobre 2014, mia madre trascorsi tre mesi di cure mediche particolari e riabilitazione inefficace, fu inviata a casa. Eravamo completamente sprovvisti delle strutture sanitarie per accoglierla dignitosamente (materasso anti-decubito e sostegni farmacologici necessari). Grazie solamente al sostegno del nostro medico di base riuscimmo a reperire i farmaci per proseguire la terapia».
Inizia il delirio. «Il 2 ottobre mia madre è colta nuovamente da dolori lancinanti. Chiamiamo il 118 dopo un'emorragia nasale. Essendo il nostro considerato un caso secondario dal medico del 118, arrivammo all'ospedale di Massa alle 23. Arrivati all'ospedale con mia madre delirante per i dolori dopo oltre 2 ore di attesa, la dottoressa di turno – ascoltati i sintomi ricorrenti di mia madre oltre all'episodio dell'epistassi nasale – ci dice: "Capisco che gestire una persona in queste condizioni a casa sia difficile, ma farla ricoverare non risolve i vostri problemi! " . Senza dubbio ricorderò per tutta la vita le parole e il nome di questa persona che di deontologico e di medico ha poco». La donna viene comunque dimessa dal pronto-soccorso di Massa, dopo un “emocromo” e con richiesta per ulteriore e futuro controllo Otorino.
Dinuovo pronto-soccorso. «Il giorno dopo, il 3 ottobre, siamo nelle stesse condizioni. Alle 22, esasperati dai dolori di mia madre, contattiamo il 118. Pronto-soccorso di Carrara ( questa volta abbiamo cambiato città). Qui il medico di turno, viste le condizioni di mia madre, decide di sottoporla ad una Tac completa mai eseguita in tre mesi di ricoveri ospedalieri. Alle ore 2 e 45 ricevetti una telefonata da mio fratello rimasto al pronto-soccorso. Mi diceva di correre in ospedale. Arrivato in ospedale mi trovai di fronte la diagnosi dopo la Tac: “Edemi cerebrali e metastasi multiple - Speranze di sopravvivenza minime”. Non riesco a scrivere ulteriori costatazioni e a terminare la storia..».
L’ultimo viaggio. «Il 20 ottobre mia madre fu dimessa con assistenza infermieristica domiciliare per continuare la terapia oncologica del dolore con regime domiciliare. Mia madre si è spenta il 31 ottobre 2014: serenamente a casa propria, circondata dai suoi cari.Non voglio esprimere giudizi in questa lettera, ma augurare un Natale di speranza a chi sta lottando per la propria malattia o di un familiare in questo periodo, augurandogli la possibilità di ricorrere a cure mediche esterne alla nostra Provincia».
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