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Sms di gossip non richiesti sul cellulare, risarcito dalla compagnia telefonica
Un imprenditore fivizzanese si è visto recapitare fatture esorbitanti: adesso avrà 12mila euro dalla Tre per lo stress patito a causa della vicenda
FIVIZZANO. Per quel telefonino, e per servizi non richiesti che gli arrivavano sotto forma di messaggini (sms premium per la precisione che parlavano di gossip) si era ritrovato a pagare un surplus di fatturazione alla compagnia telefonica. Lui, l'artigiano edili di Fivizzano protagonista della vicenda (assistito dall’avvocato Francesco Di Negro), non si è dato per vinto e ha fatto causa alla H3GS, la Tre. E, alla fine, in appello (dopo che il giudice di pace di Aulla aveva rigettato la sua richiesta) la legge gli ha dato ragione: ora così la compagnia di telefonia dovrà pagare, fra risarcimento danni e spese legali, 12mila euro. All’utente è stato riconosciuto anche il risarcimento per lo stress patito a causa di tutta la vicenda.
La vicenda parte da lontano. Da quando cioè, nel marzo del 2009 l' imprenditore di Fivizzano sceglie di migrare verso altro operatore di telefonia mobile, da Telecom Italia a H3G S.p.A. (la Tre). Il contratto scelto presupponeva una spesa di 29 euro mensili, con 400 minuti di chiamate, 200 messaggi e internet inclusa.
Tuttavia la prima fattura H3G pervenuta all'indirizzo del l'artigiano recava importo di 194,50 euro, che veniva a malincuore pagato dell'utente tramite rimessa bancaria diretta. Successivamente all'artigiano perveniva un ulteriore fattura di 270,19 euro, anzi dei 29 euro contrattualmente pattuiti. Ogni contestazione e rimostranza mossa nei confronti della compagnia telefonica non sortiva esito alcuno, per cui l'imprenditore, evidentemente stressato e impossibilitato a parlare con gli addetti, si vedeva costretto, visti gli imprevisti e un surplus di fatturazione rispetto a quanto contrattualmente pattuito, ad ordinare alla propria banca di rimuovere i pagamenti in favore dell'operatore di telefonia, rivolgendosi poi a un’ altra compagnia. Di seguito è venuto a conoscenza che il surplus di fatturazione era dovuto all'invio da parte di H3G di cosiddetti sms premium: si trattavadi messaggi di testo (riguardanti il gossip di vip dello spettacolo e in quel particolare momento soprattutto le vicende di Fabrizio Corona ) che venivano inoltrati all'artigiano, il quale, a sua insaputa aveva aderito a qualche clausola accettandola mediante la semplice digitizzazione di un tasto già allo scopo predisposto e preimpostato sul telefonino che gli era stato fornito dall'impresa di telefonia medesima. Il giudice Paolo Puzone ha dichiarato “non dovute” le somme che H3G pretendeva dall'artigiano e che gli aveva fatto pervenire in fattura. Trattandosi di cifre, così nelle motivazioni della sentenza, «non già di traffico telefonico generato dall'utente, bensì di "servizi" ricevuti sull'apparato mobile: l'addebito dei relativi costi non poteva non essere fondato su una chiara manifestazione di volontà in tal senso da parte dell'utente».
L'assenza di documenti, poi, non consentiva di verificare inoltre - sempre in sentenza - non solo che l'erogazione dei servizi fosse stata determinata dalla manifestazione di volontà dell'utente, ma anche che tale (eventuale) manifestazione di volontà fosse stata preceduta dalla trasparente e chiara informazione sul contenuto e sui costi del servizio. Il giudice, oltre a ritenere la società H3G inadempiente, l' ha ritenuta responsabile per i danni subiti dall'artigiano, condannando quindi H3G a risarcirgli tutti danni subiti, anche per il mancato guadagno, e per lo stress patito. «Un lieto fine - afferma l’avvocato dell’imprenditore, Francesco Di Negro - per una vicenda che può investire ogni fruitore di telefonia mobile, sempre più inerme nei confronti delle Società di telefonia, pronte ad addebitare costi oltre quanto contrattualmente pattuito».
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