Sicurezza
"Ho visto il mio compagno di lavoro prendere fuoco"
In tribunale la drammatica testimonianza di un cavatore: nell'incidente nel bacino di Gioia morì ustionato un operaio, un altro rimase 40 giorni in coma
CARRARA. “Ho visto il mio compagno di lavoro prendere fuoco. Era a torso nudo e le fiamme gli avvolgevano il petto”.
È stata questa la testimonianza choc di uno dei cavatori presneti nel piazzale del bacimno di Gioia, al emomento delle’splopsione che, il 13 ottobre di 4 anni fa, costò la vita a un cavatore, Augusto Ricci di 48 anni, e costò lesioni gravissime, e 40 giorni di coma a un altro operaio, il “fuochino” Angelo Morelli. Fu proprio Morelli, con il fuoco che gli lambiva il corpo, a cheider eaiuto al collega Del Sarto: presentandosi come una torcia umana davanti alla fucina in cui il collega stava lavorando e, utilizzando le cuffie, non s’era accorto di nulla.
In tribunale è stata ripercorsa la taregdia avvenuta nbella cava Piastrone numero 173 della cooperativa Gioia per i quali si è aperto il processo per omicidio colposo a carico di Anselmo Ricci, storico presidente della Cooperativa Gioia, assitito dall’avvocato Adriano Martini. È uscito invece dal processo, patteggiando la pena (10 mesi di relcusione pena sospesa) prima dell’estate Angelo Morelli, 52 anni, il “fuochino” della cava Piastrone: anche lui rimase ustionato durante l’esplosione nel box della zona Palazzo, divenuto una fornace. E proprio Morelli (assistito dal suo legale) è stato sentito come testimone, per ricostruire cosa accadde quella mattinata piovosa di ottobre nel bacino di Gioia.
«Non ricordo quasi nulla di quel giorno - ha detto al giudice Garofalo Angelo Morelli - Ricordo solo il calore, e la fiammata. Quando mi sono svegliato dal coma, ho faticato a ricostruire quella mattinata e non ci sono ancora riuscito, non so neppure se c’era qualcuno con me. Posso solo dire che, d’abitudine e da prassi, la carica si faceva all’aperto, mai dentro al box».
C’è stata poi la testimonianza forte di un altro cavatore: «Quel 13 ottobre sono andato a prendere la polvere con Morelli, poi siamo rientrati in cava e mi sono messo a fare il mio lavoro, alla macchina del filo diamantato. Avevo le cuffie, non mi ero accorto di nulla, ma ho avvertito dei movimenti strani: ho aperto la porta della fucina e davanti a me c’era Morelli che stava prendendo fuoco. Sono andato di corsa a chiamare i soccorsi, nell’infermeria sotto alla cava, ma si erano già attivati ed erano già partiti». L’avvocato Martini, che assiste il presidente della cooperativa Gioia, ha chiesto ai testi (ha sfilato sul banco dei testimoni anche il direttore di cava, Quinto Ciuffi) se rientrasse nelle mansioni dello stesso presidente occuparsi delle cariche per le varate: «Assolutamente no - hanno detto i cavatori - se e occupano solo i fuochini che hanno fatto un corso apposta per questo».
La vicenda è accaduta nell’ottobre di quattro anni fa. La polvere nera si era incendiata all’improvviso mentre la stavano preparando per bonificare, con l'esplosivo, una parete di cava. Una fiammata aveva investito in pieno Augusto Ricci, operaio di 48 anni di Massa, sposato e padre di due figli: era morto dopo dieci giorni di agonia, per quelle ustioni che gli avevano distrutto il 60% del corpo, soprattutto il volto. Dalle prime ricostruzioni, Ricci, meccanico dell'officina della cooperativa, e Morelli, "fuochino", stavano preparando la polvere nera perché l'esplosivo doveva poi essere collocato in un versante di cava, della cooperativa Gioia, per staccare alcune parti alte di un fronte di marmo.
Operazioni normali nel settore escavazione, anche se la polvere nera viene utilizzata molto meno di tanti anni fa quando erano frequenti le grandi "varate". I due operai avevano portato l'esplosivo dentro un box prefabbricato, perché aveva cominciato a piovere. Ma poi aveva smesso. Da quanto hanno riscontrato i vigili del fuoco, il carico complessivo di polvere nera, in sacchetti di 2 chili e mezzo ciascuno, era di 120 chili, e se ne erano incendiati dieci chili, (cioè la polvere contenuta in 4 sacchetti).
Secondo le ricostruzioni quando la fiammata ha investito i due lavoratori, ha anche annerito l'interno del box, che si trovava in un piccolo piazzale poco sopra la mensa e l'officina della cooperativa. Era uscito del fumo che aveva fatto accorrere alcuni cavatori che erano nelle vicinanze. In pochi istanti diverse mani avevano afferrato gli estintori. Mentre Angelo Morelli veniva trasportato all'ospedale cittadino, Augusto Ricci che da subito era apparso in condizioni più gravi era stato portato in un piazzale poco sotto il luogo dell'incidente, e qui era atterrato l'elisoccorso che l'aveva trasportato direttamente al Centro grandi ustionati di Pisa dove aveva lottato per dieci giorni prima della morte.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
