Il Tirreno

la città degli artisti

Cerchi il marmo? Qui non è detto che lo troverai

Giovanna Mezzana
Lo scultore Orlandi racconta le sue opere
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Lo scultore Orlandi racconta le sue opere

È incredibile ma a molti scalpellini accade  sempre più spesso. E Giuliano Orlandi ci svela il perché

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CARRARA. Se i carraresi amassero il marmo quanto lo ama lui, forse Carrara sarebbe una città diversa. Migliore. Giuliano Orlandi è uno scultore. Significa che non solo lavora il marmo ma ha anche inventiva, estro: ha una sua cifra, insomma. Per portare a casa la pagnotta fa però (soprattutto) l’artigiano. A Pietrasanta. «Mestiere per la sussistenza» ci dice. Destino comune a molti artisti, anche carrarini, come lo è lui. Lo incontriamo in un laboratorio a due passi dall’imbocco per Torano (sulla via Carriona), dove invece (lavoro permettendo) porta avanti le sua “linea”. 
Tu scolpisci il marmo, ma il marmo è anche tema nelle tue opere...
«Io sono critico sul rapporto escavazione/artigianato e questo mio rammarico lo inserisco nelle mie sculture. Vedi, (indica una sua opera, ndr) quella è una pala (di marmo) che raccoglie il detrito (del marmo).. Oggi la montagna diventa detrito e il detrito, che avrebbe una sua dignità, diventa polvere..»
Cioè intendi che tutti i "mali" arrivano dal settore scaglie? 
«La Strada dei Marmi l'hanno fatta per loro.. (Omya, e tutto l'universo imprenditoriale delle ormai controllate, ndr). È stata una spesa non indifferente, che ha indebitato il Comune fino all'osso. Se i soldi non ci sono perché vanno lì, si vede quel che succede.. Prendi l'ambito culturale: è tutto un ripiego, come Marble Weeks; dal calendario sono stati cancellati appuntamenti importanti come i Simposi e le Biennali e se chiedi il perché ti rispondono: "Stiamo pagando la Strada dei Marmi"», 
E chi è che risponde così?
«In molti l'hanno detto.. E comunque la colpa è anche dei carraresi, che dormivano quando ci fu il referendum per la Strada dei Marmi (nel 2000, il quesito verteva sulle modalità di finanziamento dell'opera, ndr)». 
Il referendum! Nessuno ne parla più!
«Sì, ma io me lo ricordo, ero anche scrutatore. I seggi erano vuoti. Non venne nessuno a votare. E il referendum non raggiunse il quorum. Ma è una storia vecchia..». 
Dicevi che sei critico verso il pianeta marmo anche per le conseguenze che produce sul mondo artigiano. . 
«Ci sono artigiani che hanno difficoltà a trovare il marmo. A Carrara! Ci rendiamo conto? Chi taglia ha interesse a mandare via, ad esempio verso la Cina, grosse quantità di pietra. Sai cosa ti dicono? Vuoi quel blocco? Bene, te lo do, ma mi compri anche quei 10 "informi" là; ma l'artigiano non va a comprare il marmo per acquistarne 100 tonnellate! Ricordo un'intervista di Mitoraj in cui diceva: "Se io vado in cava vado per qualche tonnellata non mi si fila nessuno".. Se non consideravano uno come lui, figurati noi altri! Loro vogliono il grosso acquirente che gli compra un deposito al mese. Se non esiste una legge che impone un certo rapporto tra escavato e lavorato, si perdono tante commesse sulla lavorazione. Già succede. Vanno via verso l'Oriente. Del resto se voglio il marmo di Carrara lo posso avere anche in Cina: lo compro qua e lo faccio lavorare là, non troverò le stesse abilità ma sulla manodopera risparmierò. È una catena. A vantaggio dell'interesse di pochi, va scemando la grande ricchezza rappresentata dal marmo, ormai incanalata a senso unico. E poi..». 
E poi?
«E poi si escava troppo. Io abito a Miseglia, la Strada dei Marmi ci passa sopra. Vedo quanti camion transitano. O sono pieni di scaglie o pieni di polvere. O vanno al Battaglino o vanno ad Avenza (stabilimento Omya, ndr); di blocchi se ne vedono sempre meno». 
Ma quindi dici che i ritmi dell'escavazione sono funzionali a soddisfare solo le esigenze del comparto scaglie? Eppure, a parte che è proibito, non conviene tirar fuori Statuario o Calacatta o Bianco di Carrara per farne polvere..
«Ah, questo non lo so. So solo che con quelle grandi varate tirano giù crinali interi. Noi abbiamo come punto di riferimento (della montagna "mangiata", ndr) Bettogli oppure Torano sopra Pulcinacchia, ma se giri un po' ne trovi tanti altri che non si vedono: ad esempio, la zona dei Campanili. Comunque non voglio esagerare! Nella mia scultura non c'è solo la critica al mondo del marmo. Non è che scolpisco perché sono inc.. con quelle cinque famiglie.. Non sono andato all'Accademia per questo! (ride, ndr)». 
A Carrara come si vive? Cos'è che ti tiene qua?
«Cosa mi tiene qua.. sicuramente non il semplice fatto di esserci nato. C'è tanta gente bella, con cui puoi condividere cose, sia nell'ambiente degli artisti che fuori: la schiettezza del carrarino non la trovi ovunque. E poi per la scultura ci sono tanti strumenti qui.. Per averli c'è chi viene dall'altra parte del mondo - Carrara è multietnica - io mi sento fortunato ad aver trovato tutto pronto già qua».
Che Natale sarà questo? 
«Per molti carraresi, purtroppo, sarà un Natale sacrificato. C'è gente che non ha più l'auto, i mobili, il materasso perché gli è entrata l'acqua in casa. Penso che quest'anno ci sarà un po' più di consapevolezza.. di cosa sia l'essenziale. Oddio.. io il Natale non lo sento poi molto!».
Ma come? Ma se hai tre bambini?!
«Sì, appunto, si fa per loro.. altrimenti.. Stefanie (Stefanie Oberneder, sua moglie, scultrice anche lei, ndr) mi ha già detto proprio stamani che sono sempre il solito, che non penso ai regali da fare..!». 
Se domani ti chiedessero un progetto culturale per Carrara, cosa proporresti?
«Che domanda difficile! Direi il Cap aperto il pomeriggio! Sono riuscito a vedere l'ultima mostra di pomeriggio solo perché c'era un matrimonio in corso.. Ci hanno permesso di entrare. Ah! Non ci siamo fermati al buffet.. A parte scherzi, sarebbe bello creare un'area dove i giovani scultori potessero scolpire, dove puoi fare rumore e polvere senza dare fastidio a nessuno. Un centro. Un polo funzionale».
E dove si poterebbe realizzare?
«Ad esempio, a San Martino, dietro la Procura. C'è già un progetto del genere.. l'ho visto in mostra al Cap la volta in cui sono entrato grazie al matrimonio..Certo, bisogna avere i soldi per farlo.. Sarebbe bello e servirebbe: attirerebbe anche tanti turisti. Del resto il Simposio in piazza fa tanta polvere: si è sempre detto. E poi, un altro desiderio è che venisse data un po' di attenzione al mondo carrerese degli artisti, a questo ambiente, che è sotterraneo: esiste un sottofondo creativo che è uscito fuori con l'iniziativa di Studi aperti. A Carrara è sempre esistito, c'è sempre stato, a differenza di Pietrasanta che è diventata la Città dei Laboratori ma per una ristretta cerchia di Grandi Artisti; Carrara mantiene uno spirito più povero, più umile, ma anche più vero: a me non dispiace».
Ma come ti è venuto in mente di fare lo scultore? 
«Mah! Quando ero bambino e nei giorni del Simposio la sera d'estate si usciva con i miei genitori e si girava in piazza Alberica, mi piaceva guardare la materia.. Mi affascinava. Mi procurava una sorta di smania dentro .. Una voglia di andare lì a mettere le mani su quelle zollette giganti di zucchero! E ora non posso stare senza lavorare il marmo ..»
Un desiderio per il 2015..
«Esporre una mia installazione a Carrara, cioè in modo tale che si veda». 
Questo professionalmente e.. sul piano personale? 
«Vendere tutto e fare una valanga di soldi!».

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