Sicurezza
Prima di Natale il nuovo summit con i consulenti
Accertamenti ad ampio raggio sul “panorama naturalistico” Dalla foce al mare: tutto l’argine rimane osservato speciale
CARRARA. Il procuratore capo, Aldo Giubilaro, lo ha definito con queste parole: «il panorama naturalistico in cui si è verificato l’evento alluvionale». Quello su cui, è stato sempre il procuratore a dirlo, stanno ruotando tutte le indagini per il disastro colposo cagionato dall’alluvione.
Ed è proprio su questo che stanno concentrando il loro lavoro, o meglio la loro relazione, i consulenti nominati dalla Procura che, lo ricordiamo sono il professor Raffaello Bartelletti (quello della torre di Pisa e del Politema), Giovanni Menduni (commissario straordinario dopo il terremoto della Lunigiana) e l’ingegner Andrea Biagiotti, nominato nelle prime fasi dell’indagine sul Carrione, subito dopo il crollo dell’argine che ha mandato sott’acqua mezza Marina di Carrara.
Il nuovo summit con i consulenti. Un nuovo vertice in Procura, per fare il punto della situazione e per monitorare i tempi: entro metà gennaio (il termine previsto è in realtà il 18 gennaio) i consulenti si sono impegnati a consegnare la relazione che segnerà un punto fermo nell’indagine. «Il punto di partenza - ha ribadito il procuratore capo - per arrivare all’individuazione delle responsabilità legate alle conseguenze devastanti della rottura dell’argine». E proprio per rimanere nei termini prefissati un nuovo vertice è previsto per l’inizio della prossima settimana, subito prima delle feste di Natale. Un nuovo confronto con i consulenti, dopo la consegna, sempre a tempo record, del sunto di tre pagine del lavoro svolto fino ad oggi. Quello su cui si sono concentrati il sostituto procuratore Vito Bertoni e il procuratore capo Aldo Giubilaro per procedere alle prime iscrizioni sul registro degli indagati. Quelle che consentiranno - è bene ribadirlo - gli accertamenti irripetibili necessari in questa fase delicatissima delle indagini. I consulenti stanno continuando i sopralluoghi che, come confermato in procura, non riguardano solo l’argine crollato, ma anche il corso del fiume, dalla foce al mare, e la coltivazione in cava,
Il terzo nome escluso (per ora) dal registro degli indagati. Nelle ultime ore la Procura si è concentrata sulla posizione di una terza persona (un tecnico) il cui nome, in un primo momento, sembrava destinato a finire sul registro degli indagati, insieme a quello degli ingegneri Stefano Michela e Franco Del Mancino.
Ma, ad oggi, sembra proprio che siano necessari ulteriori accertamenti per evitare di perdere un testimone importante in questa fase delle indagini. E decisiva, per far chiudere il cerchio (almeno per il momento ) sui due tecnici del Carrione, progettista e dirigent e ai lavori pubblici della Provincia, sarebbe stata la nuova relazione dei vigili del fuoco. Quella che avrebbe evidenziato le prime, e precise, responsabilità su quanto avvenuto il 5 novembre scorso.
(a.v.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google