Il Tirreno

Occupato Palazzo Ducale In Provincia 153 a rischio

Occupato Palazzo Ducale In Provincia 153 a rischio

Stufe e brandine per i dipendenti che dormono nella Sala della Resistenza «Non siamo uno spreco, ma lavoratori che forniscono servizi»

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MASSA. Prima l’assemblea, poi un sit-in con volantinaggio in piazza Aranci e infine l’occupazione della sala della Resistenza a Palazzo Ducale. Come annunciato. È ufficialmente iniziata la protesta dei dipendenti dalla Provincia contro i tagli all'ente annunciati dal governo. Insieme alle rsu e  ai rappresentanti sindacali della funzione pubblica Cgil, Cisl e Uil, hanno portato brandine e coperte a palazzo rosso, organizzato turni, pianificato le varie forme di protesta da portare avanti nei prossimi giorni, contro quello che è stato definito un«vero pasticcio burocratico». Anzi, un cortocircuito causato dalla Legge di Stabilità e dalla riforma Delrio. In particolare da un emendamento: articolo 35 bis della Legge di Stabilità che impone il taglio del 50% del personale nel 2015. Che tradotto nel caso apuano significa 153 dipendenti in esubero, senza però che sia stato indicato quali funzioni sopprimere e chi debba assorbirle. Il processo di riordino voluto dalla Delrio è infatti ancora in alto mare: le funzioni della Provincia non sono ancora state divise fra Regioni e Comuni, però intanto i tagli arrivano trasversali. Dal prossimo settembre la Provincia non sa come pagare i dipendenti. La Legge di Stabilità approvata dalla Camera ha fissato infatti tagli per 1,2 miliardi di euro nel 2015 e altri 2 nel 2016.

Adesso la palla è in mano al Senato e i dipendenti con questa forma di protesta si rivolgono proprio ai senatori pd: «Anziché colpire la ricchezza accumulata con attività criminose o far pagare le tasse agli evasori – scrivono i lavoratori - è stato pensato di ridurre i servizi ai cittadini e licenziare i lavoratori. Chiediamo a voi parlamentari del Pd come voterete». La preoccupazione del personale delle Province - che in molte realtà, soprattutto nel Sud, non percepisce da mesi lo stipendio – è sfociata quindi in agitazioni di protesta. I lavoratori sono scesi anche in piazza con un presidio e volantinaggio per incontrare direttamente i cittadini: «Il punto – spiega Yuri Angeli, rsu Cgil – è anche all'opinione pubblica passiamo come la rovina di questo Paese. Come se noi fossimo uno spreco. Ma in realtà sono altri che lo rovinano. E abbiamo voluto incontrare la cittadinanza proprio per fargli capire che senza di noi ci saranno servizi che non verranno più garantiti, oltre che persone senza lavoro». I dipendenti hanno quindi trascorso la notte nella sala della Resistenza e stamani si riuniranno in un'altra assemblea per capire quali altre strategie adottare, in linea con le altre mobilitazioni nazionali. Nelle altre province italiane infatti c'è chi ha già occupato chi lo sta per fare e chi ha adottato altre strategie. Ma è un'ondata di agitazioni nei palazzi della politica. «Ci dicono che staremo in mobilità all'80% dello stipendio – dicono i lavoratori – ma questa non è una garanzia che poi avremo un lavoro, scaduti i due anni. Non siamo noi lo spreco, che taglino quello vero».

Melania Carnevali

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di Redazione Pisa