Il Tirreno

Argine crollato, ecco il giallo dei certificati

di ILARIA BONUCCELLI
Argine crollato, ecco il giallo dei certificati

Lavori di una ditta ma “regolare esecuzione” fatta da un’altra. Progetti diversi da quelli depositati

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di ILARIA BONUCCELLI

Il bandolo della matassa sta in fondo. In un atto da 2mila euro o poco più. È la determina del 28 settembre 2010 con cui la Provincia di Massa Carrara liquida la ditta Giovannini di Narni per i lavori eseguiti sul torrente Carrione nel tratto dove è crollato. Nel pezzettino di argine che le è stato assegnato tre anni prima, dalla particella 33 ter alla 36 bis. La cifra è insignificante - 2.448,49 euro - ma il gesto è importante: asserisce che i lavori sono eseguiti bene. Che non c’è nulla da contestare. Infatti «la determinazione di liquidazione si riferisce al certificato di regolare esecuzione». Nessun riferimento a questo atto: data di consegna, professionista che lo ha firmato. Nulla. Ma tutti dicono che c’è.

. Il giallo dei certificati.

Del resto, fino a qualche settimana fa, enti pubblici, dirigenti, tecnici sostenevano anche che i lavori sul Carrione erano eseguiti a regola d’arte. Salvo poi scoprire - secondo quanto denuncia la stessa Regione che ha pagato i lavori con 4 milioni - che il progetto realizzato nel tratto crollato è diverso da quello depositato al genio civile; che i collaudi statici non sono mai stati effettuati (al Genio civile non risultano depositati) perché la Provincia non li ha mai appaltati. Perciò non è così anomalo che all’albo pretorio della Provincia non sia (più) pubblicato il certificato di regolare esecuzione dei lavori affidati alla ditta Giovannini.

I lavori di una ditta,

il certificato di un’altra.

Esiste, però, un certificato di regolare esecuzione firmato dall’ingegner Franco Del Mancino, uno dei primi indagati nell’inchiesta sul crollo dell’argine del Carrione. Lo ha redatto da direttore lavori (e progettista) del lotto V. È del 31 dicembre 2011 (un anno dopo la liquidazione della ditta Giovannini, dunque). Nella determina della Provincia di Massa è presentato: “certificato di regolare esecuzione sul torrente Carrione nel tratto dalla sezione 27 bis alla sezione 38-Lotto V stralcio B”. Di fatto una descrizione che non corrisponde a nulla.

Infatti la determina in questione - la 4796 - certifica la regolare esecuzione dei lavori eseguiti dall’impresa So.co.dap di Marina di Carrara che, però, risulta affidataria dello stralcio A. Non solo. Come consente la legge, la ditta non viene saldata. Il certificato rimanda la liquidazione a quando saranno ultimate «alcune lavorazioni di piccola entità per le quali è stato concesso un tempo di 60 giorni consecutivi». Nell’attesa vengono trattenuti poco più di 7.700 euro, pari allo 0,5% delle somme dovute su ogni stato di avanzamento lavori. Anche in questo caso, l’accento non va posto sulla cifra quanto sul fatto che il certificato non può essere per lo stralcio B dei lavori, affidati alla ditta Giovannini e liquidata un anno prima.

Il primo appalto nel 2006,

i lavori nel 2009.

Al di là della vicenda giudiziaria, negli atti regna una certa confusione. Ma la vicenda del lotto V nasce problematica. E non è mai riuscita a raddrizzarsi. Il primo intervento - lo stralcio A - si decide con la determina 11113 l’8 novembre 2006. Nella popolazione è ancora vivo il ricordo dell’alluvione del 2003. Si vuole mettere in sicurezza il torrente che attraversa la città. La ditta che vince la gara è di Marina di Carrara, ha sede in via Filippo Buonarroti 2: è la Co.Ge. Per firmare il contratto passano alcuni mesi, si arriva al 23 luglio del 2007. Il 13 settembre il Genio civile “omologa” il progetto: di fatto, la Regione certifica che l’intervento proposto è quello che serve a eliminare il rischio idraulico. I lavori, però, non iniziano. C’è uno stop di altri due anni. Fino a quando la Co.ge non getta la spugna e l’appalto viene passato alla So.co.dap: nuova società, nuovo nome, anche se l’indirizzo è il solito, via Buonarroti 2. Nessuno ci fa caso. L’importante è che l’intervento inizi.

Nuovo stralcio, nuova ditta

dal doppio indirizzo.

Nel frattempo, si è pensato anche allo stralcio B del lotto V. Perché non fare una gara unica per questo lotto? Chissà. Quello che è certo è che il progetto definitivo per questo stralcio viene approvato dalla giunta provinciale il 25 settembre 2009: 680mila euro per il consolidamento dalla particella 33 ter alla 36 bis. E dalla 36 bis alla 38 il lavoro torna di nuovo alla ditta Co.ge-So.co.dap? Non si capisce. Il progetto non fa in tempo nemmeno a essere appaltato che già cambia quadro economico: il Carrione, per motivi di sicurezza, deve avere una portata “duecentennale” e quindi servono altri lavori. Ma alla fine il totale che viene approvato il 3 marzo 2008 dalla giunta non è diverso. Così il 3 aprile 2008 la ditta Giovannini di Narni si aggiudica l’appalto per 489mila euro più Iva. Solo che a firmare il contratto, tre mesi dopo, il 24 luglio, è la Giovannini con sede a Roma, in via Mazzini. Salvo, poi, essere di nuovo la Giovannini di Narni a incassare tutte le fatture, come si vede dalle determine di liquidazione degli stati di avanzamento lavori. La ditta utilizza l’equivoco degli indirizzi per non rispondere alle domande sull’appalto. L’ultima volta ha anche commentato: «Non siamo stati noi a effettuare l’intervento». Se è così dovrebbe almeno spiegare perché ha riscosso le fatture.

L’allarme ignorato

dei vigili del fuoco.

Ma le questioni da spiegare sono molte. Compreso perché è stata ignorata una lettera dei vigili del fuoco, inviata il 25 gennaio 2013, poche settimane dopo l’alluvione del 2012. L’avviso era chiaro: controllare tutto l’argine perché si teme che il tratto crollato fosse «privo di ancoraggio» e che il problema fosse esteso a tutto il r Carrione. I controlli non sono scattati. E a novembre 2014 l’argine è crollato. Secondo la Procura nel lotto V, fra lo stralcio B e C, un tratto dove sono stati necessari lavori di “somma urgenza” per altri 240mila euro, dopo l’alluvione del 2009. La Regione ha defenestrato il responsabile del Genio civile per i mancati controlli sull’argine crollato, ma questo non cambia quello che è accaduto.

@IlariaBonuccell

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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