Il Tirreno

Alluvione, iscritti al registro degli indagati i due ingegneri del Carrione

Alessandra Vivoli
L'argine crollato lungo il Carrione
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L'argine crollato lungo il Carrione

Indagati per disastro colposo Franco Del Mancino, responsabile del cantiere lungo il fiume e il dirigente della Provincia Stefano Michela. Il procuratore capo: siamo solo all'inizio

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CARRARA. I nomi al vaglio della Procura erano tre. Ma su uno si è deciso, proprio nelle ultime ore, di fare ulteriori accertamenti e verifiche.

Ecco allora che per l’alluvione, ci sono i primi due nomi iscritti nel registro degli indagati. Nel fascicolo aperto dal procuratore capo Aldo Giubilaro (e condotto insieme al sostituto procuratore Vito Bertoni)  per disastro colposo, dopo l’esondazione del fiume Carrione il 5 novembre scorso.

A finire sul registro degli indagati (operazione che consentirà alla Procura di poter procedere agli accertamenti irripetibili) sono, come peraltro già preannuciato,  i tecnici: l’ingegner Franco Del Mancino e il responsabile alla sicurezza del cantiere e il dirigente ai Lavori Pubblici della Provincia, l’ingegner  Stefano Michela.

Una svolta concreta della prima parte dell’inchiesta sul disastro del Carrione, su quei 114 metri di argine del fiume il 5 novembre scorso non hanno retto alla piena.

I primi indagati sono i tecnici. Il progetto iniziale dell’argine sul Carrione  è stato fatto dall’ingegner Franco Del Mancino che  ha assunto anche la direzione dei lavori ed era il responsabile alla sicurezza del cantiere. E il dirigente, in Provincia,  ai Lavori Pubblici, l’ingegner  Stefano Michela, il professionista a cui erano arrivate le segnalazioni sulle falle nel muro poi crollato..

E il procuratore capo Aldo Giubilaro, nel giorno dei primi due iscritti nel registro degli indagati annuncia: “Siamo solo alla prima fase dell’indagine quando ci verrà consegnata la relazione dei consulenti, a metà gennaio,  ci sarà una nuova accelerazione. Questi non saranno né i primi né gli ultimi iscritti al registro degli indagati, e non è neppure detto che ci rimarranno. Il nostro obiettivo è quello di risalire alle responsabilità dell’evento  alluvionale e il nostro impegno è principalmente quello. Ma dobbiamo farlo con la dovuta accortezza, per evitare che una settimana in meno di lavoro comprometta poi l’esito delle indagini stesse”. E alla fine il procuratore capo si toglie, metaforicamente la toga, e, da privato cittadino  sbotta: “Che in quell’argine ci siano delle cose fatte da bischero è sotto gli occhi di tutti”.

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