Il Tirreno

Si finge psicologo per conquistare le donne

di Alessandra Vivoli
Si finge psicologo per conquistare le donne

In agenda aveva solo pazienti femmine. È finito a processo per esercizio abusivo della professione medica: assolto

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AULLA. Si era sparsa la voce che quel distinto signore fosse uno psicologo. E che avesse particolarmente a cuore i problemi esistenziali femminili. Per questa vicenda è finito a processo, per esercizio abusivo della professione medica, Mario Bellanti: il giudice, al termine dell'istruttoria lo ha assolto, perché il fatto non costituisce reato. Perché non è stato dimostrato che l'uomo si presentasse come psicologo e che avesse uno studio. E' stata accolta quindi la tesi della difesa, la stessa ripetuta davanti al giudice Giovanni Sgambati dall'imputato : «Mi limitavo a dare dei consigli amichevoli, soprattutto alle donne». La vicenda risale a tre anni fa. In un paese piccolo, come Albiano Magra, si era sparsa la voce del finto psicologo. E qualcuno questa storia l'aveva soffiata alla Guardia di Finanza: un maresciallo delle Fiamme Gialle (donna) si era così finta una potenziale paziente e aveva chiamato il presunto dottore accampando problemi psicologici, sostenendo - così aveva detto la giovane - che il suo stato di prostrazione e solitudine fosse legato alle lunghe assenze del marito. Lui, Mario Bellante (finito a processo per esercizio abusivo della professione medica) le rispose che avrebbe potuto darle una mano e la donne era riuscita a farsi dare un appuntamento lo stesso pomeriggio, nel settembre del 2010. Ma, alla visita il maresciallo ci è andata accompagnata dai colleghi, loro sono rimasti in macchina, in collegamento telefonico, pronti ad intervenire.

"L'appuntamento era alla Croce Rossa di Albiano - ha raccontato il maresciallo in aula - Mi ha accolto Mario Bellante e mi ha accompagnato in una stanza. Prima ha voluto che gli raccontassi la mia storia, e io ho insistito sulla freddezza di rapporti con mio marito. Poi, per farmi rilassare, mi ha fatto sdraiare in un lettino. Ma a quel punto si era interrotta la comunicazione telefonica (avevo il cellulare acceso) e i miei colleghi sono intervenuti». A quel punto, nell'ambulatorio di Albiano avevano fatto irruzione i finanzieri che sequestrano un'agenda in cui erano appuntati i nomi di alcune donne, oltre a quello del maresciallo che era ancora disteso sul lettino. Per Mario Bellante era quindi scattata la denuncia da cui poi si è incardinato il processo. Una vicenda delicata i cui contorni sono stati tratteggiati dal fratello gemello dell'imputato, sentito nell'ambito dell'istruttoria come testimone della difesa. Da quello che è emerso Mario Bellante nel 1999 era stato vittima di un grave incidente stradale, nel quale erano morti alcuni suoi amici e a seguito del quale era rimasto invalido. «Da allora la sua vita è cambiata - ha raccontato il fratello - ha perso il lavoro, la famiglia. Si è ritrovato solo e ha cominciato a cercare con sempre maggiore insistenza compagnia femminile. Per questo ha sperperato tutti i suoi risparmi». «Mio fratello non ha mai avuto uno studio - ha aggiunto - come me ha fatto il volontario per la Croce rossa, ma non si è mai spacciato per un dottore». Al termine dell'istruttoria, le dichiarazioni spontanee in cui l'imputato, candidamente, ha ammesso che era solito dare consigli alle donne per avere un approccio con loro, «e solo raramente ci riuscivo». Il pm Rappelli aveva chiesto a suo carico una multa di 300 euro. La difesa (avvocato Orlandi) aveva insistito sul fatto che non era emersa la condotta abusiva della professione medica. Il giudice Sgambati lo ha assolto perché il fatto non sussiste.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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