Il dolore
«Questa giunta deve dimettersi»
Legambiente punta il dito su come ha gestito il rischio idraulico nel territorio
CARRARA. Secondo Legambiente Carrara la giunta con la sua gestione del territorio non risolve il rischio idraulico e per questo deve dimettersi: lo ha sostenuto nel corso del convegno “Le alluvioni procurate, come difendersi” dove ha esaminato le cause dell’ultima alluvione e non solo. Lunedì sera, l’associazione ha esaminato tutti i fattori che, dal monte al mare, hanno a sua avviso contribuito a provocare il disastro del 5 novembre e quelli degli anni precedenti. L’alluvione dunque per Legambiente non sarebbe una calamità naturale ma una catastrofe provocata: tra le cause, il crollo dell’argine del Carrione che – hanno sottolineato gli ambientalisti – è stato costruito in modo difforme dal progetto ma è anche “figlio” di un appalto spezzatino, che avrebbe comportato una notevole diminuzione della possibilità di controllo e vigilanza sull’opera. Per non parlare, hanno ricordato gli ambientalisti, delle segnalazioni sottovalutate, sia quelle dei cittadini, sia quelle dei Vigili del Fuoco.
Entrando nel dettaglio della storia dell’argine crollato, Legambiente sottolinea che «la Provincia suddivise in due lotti il progetto del 2006 affidandoli a due ditte (So.co.dap e Co.Ge.) che hanno lo stesso indirizzo».
«Nel 2007 lo stralcio B del lotto V viene omologato dal Genio Civile e quindi approvato dalla Provincia che, nel 2008, lo affida alla So.Ge». Un mese dopo la conclusione dei lavori, datata marzo 2010 « la Provincia stanzia altri 224.000 euro per un intervento di somma urgenza, considerato che nel corso dei lavori di scavo erano emersi nidi di ghiaia», «che gli interventi per il completamento dell’argine erano non completati e che, a seguito dell’allagamento del dicembre 2009, si era verificato il deterioramento dell’argine». Secondo Legambiente, dunque, già dal 2010, ad argine completato, vi era un «rischio di crollo»: ciò nonostante, per gli ambientalisti, le vere responsabilità del disastro del 5 novembre, vanno ricercate soprattutto nel «sistematico malgoverno del territorio che aggrava il rischio alluvionale e in caso di alluvione ne accresce i danni». Ed è qui che gli ambientalisti puntano il dito esplicitamente contro l’amministrazione carrarese: dalla gestione di ravaneti, detriti e terre a quella del territorio più a valle, con l’edificazione che ha comportato una restrizione degli alvei e delle aree inondabili, fino ai progetti di ampliamento del porto commerciale e di realizzazione di quello turistico, Legambiente boccia su tutti i fronti la politica degli ultimi anni, motivando così la sua richiesta di dimissioni al sindaco e alla giunta. Ma l’associazione non rinuncia a un appello alla partecipazione nonostante «i diversi episodi in cui l’amministrazione comunale ha respinto le proposte di comitati e associazioni» perché «non c’è da stupirsi se i carraresi, inondati anche – è l’opnione di Legambiente – per la scarsa considerazione prestata dal sindaco alle segnalazioni dei cittadini, reagiscono infuriati». Per difendersi dalle alluvioni provocate, conclude Legambiente «occorre dunque promuovere tutte le forme di trasparenza e di partecipazione; occorre cioè governare “con” i cittadini, abbandonando la pretesa di governare “per” loro conto».
Cinzia Chiappini
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
