Sicurezza
Picchia la madre e le sputa in faccia: 37enne a processo
Il racconto drammatico della donna: mi ha spappolato una pera in testa, mi vergogno di aver partorito un mostro
CARRARA. Due anni di maltrattamenti in famiglia. Minacce, ingiurie e percosse di un figlio - oggi 37enne - nei confronti della madre.
Questa l’ipotesi accusatoria al centro di un delicatissimo processo che entra fra le mura domestiche, e fa luce su rapporti, complicatissimi, fra una madre e un figlio.
Dal giudice è stata sentita proprio la mamma, parte lesa nel processo per maltrattamenti in famiglia che, secondo l’accusa, si sarebbero protratti per due anni, dal 2011 al 2013: «Fino a domenica sera - ha esordito dal banco dei testimoni la madre del ragazzo finito sott’accusa - mi ha sequestrato il telecomando e spaccato il condizionatore della mia camera da letto».
Sì, perché madre e figlio (difeso dall’avvocato Cappetta) vivono sotto lo stesso tetto, dopo un provvedimento di allontanamento coatto di sei mesi del giovane, su disposizione del tribunale di Massa, nell’aprile dello scorso anno: «L’ho ripreso in casa anche prima di sei mesi - ha detto la donna - perché non aveva un posto dove andare. Ma non può fare il prepotente, le cose non possono continuare così».
La testimonianza della madre è stata drammatica. E costellata da tutta una seire di episodi, di querele e di referti medici. E di frasi forti, soprattutto se - come ha dichiarato la donna - sono quelle di un figlio rivolte alla mamma: «Vecchiaccia, mi fai schifo, ti faccio ricoverare» è una di quelle riportate in aula.
E poi ci sono gli episodi.
«Nel gennaio del 2011 mia ha preso a colpi in testa con una pera Kaiser - ha raccontato la madre - Me l’ha spappolata in testa, tanto che sono dovuta ricorrere alle cure del Protno soccorso, dove mi hanno fatto un referto di 5 giorni».
E i ricoveri al Pronto soccorso, a cui la donna avrebbe fatto ricorso a seguito di percosse da parte del figlio, sono una lunga sfilza.
«Nel mese di luglio, sempre tre anni fa, mi ha stritolato una mano (sei giorni di referto), nel novembre dell’anno dopo mi ha preso a cazzotti(21 giorni di prognosi) - ha ricordato la donna - E gli episodi sono tanti, non li ho neppure denunciati tutti. Posso dire che io da mio figlio ho sempre subito, e l’ho pure raccolto in casa».
Non solo botte, non solo ingiurie, ma, secondo il racconto fatto dalla madre (parte offesa) al giudice anche l’offesa più grossa che ci possa essere da parte di un figlio: «A gennaio dello scorso anno, a seguito di una lite, mio figlio mi ha sputato in faccia e mi ha preso a pugni in testa».
Un racconto concitato, un racconto della disperazione, di amore e odio.
«Io mi vergogno di avere messo al mondo un mostro così» ha detto la madre. Aggiungendo però subito dopo: «Per me può restare a casa, ma come ospite, non deve fare il prepotente».
Il giudice Sgambati ha più volte richiamato la donna, invitandola a stare calma e a non sollevare problematiche che non riguardano il procedimento in corso ma una vicenda familiare delicatissima e complessa.
Il processo è stato aggiornato al prossimo 14 aprile. In quell’occasione verrà fatto l’esame dell’imputato e saranno anche ascoltati alcuni testi della difesa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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