La manifestazione
Le strade di Mazzi e Amroui si dividono
L’omicida davanti a un nuovo gup stamani per il rinvio a giudizio. L’amico deve aspettare il perito: il giubbotto torna in pista
MASSA. Se il primo round lo avevano vinto le difese, il secondo se lo è aggiudicato l’accusa. Ennesimo colpo di scena davanti al gup per il duplice delitto di Natale: il sostituto procuratore Rossella Soffio è riuscita a rimettere in gioco una prova che ritiene fondamentale per contestare il concorso in omicidio ad Adil Amroui, il giovane nordafricano amico di Andrea Mazzi, l’omicida di Andrea Fruzzetti e Enrico Baria, finiti a coltellate in piazza Mercurio un anno fa dopo una lite legata alla guerra tra bande che stava terrorizzando Massa da diversi mesi. Il giubbotto già esaminato dai Ris, che avevano riscontrato tracce del sangue di Fruzzetti, in un primo momento non era stato ammesso per un errore di notifica. Sembrava una prova cancellata, ormai. Invece il giudice Alessandro Trinci ha deciso di nominare un perito e di far esaminare a lui quel tessuto. Dando modo alla difesa di fare le sue mosse, però.
La novità ne ha innescata subito un’altra. Decisamente più importante: il gup ha stralciato la posizione di Amroui dal procedimento. E così le strade di Mazzi e dell’amico Adil si dividono. Il primo tornerà in aula già questa mattina (ore 8.45) per essere giudicato da un altro gup, Paolo Puzone. Sarà questo nuovo giudice a decidere se rinviare a giudizio o meno il giovane. Ma perché questo stravolgimento? I termini di custodia cautelare (in carcere) del ventiduenne accusato di duplice omicidio volontario scadono tra poco più di una settimana e quindi bisognava fare presto. Il 22 dicembre, quando Trinci dovrà nominare il tecnico che effettuerà la perizia sul giubbotto, era troppo a ridosso della data di scarcerazione. Un rischio che nessuno si è voluto prendere.
Il cambio di gup potrebbe modificare la strategia difensiva di Mazzi. Mentre fino a ieri gli avvocati Enzo Frediani ed Elena Tongiani erano convinti di non chiedere riti alternativi, stamani potrebbero giocarsi la carta di un abbreviato («la notte porta consiglio, vedremo», dicono in coro uscendo dal tribunale). Perché? Semplice calcolo: Trinci ha già fatto capire con la sentenza di condanna di Giacomo Pucci, un altro componente della gang che deve scontare una pena di oltre otto anni per un tentato omicidio legato a una rissa scoppiata nel discopub Baraonda, di credere alla guerra tra bande. Quindi l’abbreviato con lui sarebbe stato un rischio che non avrebbe scongiurato l’ergastolo (poteva risparmiare all’imputato solo l’isolamento), mentre con Puzone la partita è aperta. Insomma, Frediani e Tongiani se la possono giocare. Ma al momento non scoprono le carte, lo faranno solo in aula questa mattina.
I legali di Mazzi avevano anche chiesto a Trinci di effettuare un incidente probatorio sulle intercettazioni ambientali e telefoniche effettuate durante la detenzione dell’imputato, in pratica volevano che venissero trascritte. Il giudice però dopo essersi rinchiuso nella sua stanza per la camera di consiglio ha detto che non servivano in udienza preliminare, nonostante l’accusa non si fosse opposta più di tanto. Insomma, stamani si decide il destino di Mazzi (sentenza con sconto di un terzo della pena oppure dibattimento); il 22 toccherà ad Amroui. Ma solo per conoscere chi sarà il perito che prenderà in mano il giubbotto che indossava la notte del Natale di sangue. Poi si vedrà.
Danilo D’Anna
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