Sicurezza
Duplice delitto, Andrea Mazzi è stato rinviato a giudizio
Il giovane accusato di aver ucciso due persone la notte di Natale del 2013 verrà processato il 18 aprile: la decisione del gup
MASSA. Andrea Mazzi, il ventiduenne accusato di aver ucciso volontariamente Andrea Fruzzetti, 21 anni, ed Enrico Baria, 30 anni, la notte di Natale 2013, a coltellate, è stato rinviato a giudizio. Prima udienza il 18 aprile.
Lo ha deciso mercoledì 17 dicembre il gup Paolo Puzone. I suoi legali, Enzo Frediani ed Elena Tongiani, non hanno infatti chiesto il rito abbreviato e così il processo seguirà l’iter che non prevede né sconti di pena né tempi brevi. Così il ragazzo rischia l’ergastolo, ma la difesa è convinta di poter far valere le tante attenuanti che ci sono a dibattimento. Il cambio di giudice, però, deciso dal gup Alessandro Trinci per evitare di far decorrere i tempi di carcerazione, potrebbe aver convinto Frediani e Tongiani a chiedere un abbreviato. E quindi oggi potrebbe già esserci la sentenza. Ma le percentuali che ciò accada ieri sera erano davvero poche.
L’udienza di martedì 16 ha confezionato un altro colpo di scena. Il giubbotto di Adil Amroui, che secondo l’accusa è la prova regina per contestare il reato di concorso in omicidio volontario al giovane nordafricano, torna in ballo. Il 22 dicembre lo stesso Trinci, che ha stralciato la posizione di Adil, nominerà un perito che dovrà rifare gli esami fatti dai Ris mesi fa ma vanificati da un errore di notifica allo studio legale del difensore dell’imputato. Le reazioni dell’avvocato Giorgio Zunino erano state sarcastiche. «Beh, che devo dire? Il giudice ha riammesso la prova del giubbotto e noi ne prendiamo atto. Ci tengo a sottolineare però che continuerò a dormire sonni tranquilli perché quella che loro definiscono pomposamente una prova regina non è niente di che». «Noi – aveva continuato il legale genovese - non abbiamo problemi di termini di scarcerazione che scadono come Mazzi perché Adil è stato arrestato a maggio, ma indiscutibilmente l’udienza preliminare si dilaterà perché il 22 dicembre Trinci nominerà un perito e questo avrà bisogno di un paio di mesi per esaminare il giubbotto. Non è colpa nostra, volevo solo chiarire questo». Zunino prima di congedarsi sottolinea ancora l’inconsistenza della prova: «Ci sono tracce di sangue è vero, ma non dicono nulla di quello che già sappiamo. E cioè che il mio assistito è stato aggredito e si è difeso».
Anche i legali di Andrea Mazzi, accusato di essere l’autore del duplice delitto, erano rilassati martedì sera uscendo dal tribunale: «Ritorniamo in aula e cambiamo giudice – ha spiegato Frediani -. Non so a questo punto cosa conviene fare, potremmo anche chiedere un rito alternativo. Ci pensiamo un po’ io e la mia collega e poi decidiamo». Un po’ di amarezza per quell’incidente probatorio sulle intercettazioni telefoniche e ambientali negato, ma i legali sono pronti a dare battaglia questa mattina.
Contenta il sostituto procuratore Rossella Soffio che ha risposto a una domanda sulla riammissione del giubbotto nel procedimento con un sorriso. E basta. Ma che è servito più di tante parole per far capire qual era il suo stato d’animo. Questo round se lo era aggiudicato lei.
Amroui come l’altra volta non era in aula, invece martedì alle 16.30 davanti al giudice si è seduto - come nella scorsa udienza - Mazzi. Accompagnato da quattro agenti penitenziari si è voltato più volte verso la porta a vetri dove c’erano amici e parenti. Ha strizzato l’occhio a qualcuno e ha salutato altri. Poi ha parlottato con i suoi avvocati, per il resto è rimasto impassibile a quello che avveniva in aula. Prima di scendere le scalette che lo portavano al blindato e quindi in prigione è riuscito a dire a chi stava aspettando «ci vediamo». Poi il suo corpo massiccio è scomparso tra le divise dei poliziotti che lo stavano scortando. Oggi conoscerà il suo destino.
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