Il dolore
Autobus, più di due ore per venire da Massa
Ritardi, sporcizia, odori nauseabondi, pullman rotti che lasciano i viaggiatori a terra. Una studentessa racconta l’odissea
CARRARA. Orari non rispettati, tragitti interrotti da un guasto, mezzi affollati, sporchi e maleodoranti. È quello che deve sopportare chi usa i mezzi pubblici nella nostra provincia.
A segnalarci una giornata di ordinaria follia è una studentessa di Carrara di 19 anni, Margherita Borgobello, che parla a nome anche dei compagni di classe. «Da settembre a oggi – dice – ho dovuto usufruire del servizio Atn per il tragitto casa-scuola, scuola-casa. Ed è successo spesso che gli orari dei mezzi non fossero quelli indicati nelle locandine che si trovano alla fermata degli autobus. Ma credo che oggi (15 dicembre, ndr) si sia toccato il fondo». Inizia il suo racconto: «Siamo usciti da scuola alle 10.45, siamo andati alla fermata convinti di trovare l’autobus che percorre la linea Foce. Stando all'orario nella locandina, doveva arrivare alle 11.04. Aspettiamo dieci, quindici, venti minuti sotto la pioggia ma l’autobus non passa».
I ragazzi così decidono di aspettare un altro autobus, quello per Nazzano. «L’autobus – continua Margherita – arriva con dieci minuti di ritardo. Saliamo e siamo catapultati in una realtà che ricorda molto, per i suoi odori, quella di un bagno pubblico di un concerto o di una stazione. Decidiamo così di stare in piedi vicino ai finestrini. Facciamo un tratto di strada: da poco dopo l’ospedale di Carrara a piazza Farini, quando l’autista accosta chiedendoci di scendere perché l’autobus è rotto».
Scendono e l'autobus riparte. Apettano altri venti minuti e nel frattempo è arrivato mezzogiorno. Passano altri venti minuti prima che riescano a prendere l'altro autobus linea Nazzano. «Peccato che la lunga Odissea non finisca qui – spiega – perché ci ritroviamo schiacciati, non ho idea di quante persone ci fossero su quell’autobus, so solo che a stento si riusciva ad entrare. Assomigliavamo molto a dei deportati, la gente non riusciva a muoversi, ad appoggiarsi, a tenersi per non cadere. Eravamo un blocco unico che si autoreggeva».
Morale della favola: sono arrivati a casa alle 13 circa, due ore un quarto, in mezzo a sporcizia, ammassati, per fare una manciata di chilometri. «Ci siamo stufati di dover pagare un servizio che servizio non è. Che non ci garantisce niente, se non mezzi maleodoranti, sporchi e che non funzionano. Parlando con le persone in corriera ho trovato una signora anziana che la mattina stessa era dovuta scendere in città a piedi. Motivo? Un’altra corriera rotta. Ogni giorno paghiamo tre euro di biglietto o 39 euro al mese, sperando che questi soldi ci garantiscano di essere ad un determinato orario in un determinato posto, che i mezzi siano non di lusso, ma nemmeno macchine che quasi dobbiamo far muovere noi, con i piedi, come quelle dei Flintstones».
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