Il Tirreno

Area protetta “per errore” L’abuso edilizio non c’è

Area protetta “per errore” L’abuso edilizio non c’è

Assolta coppia accusata di avere fatto modifiche alla casa in una zona a vincolo paesaggistico e archeologico. Solo in aula si scopre che le carte erano sbagliate

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MASSA. “Scusate, ci siamo sbagliati: quella zona non è sottoposta a vincoli”. Si chiude con l’assoluzione perchè “il fatto non sussiste” il processo a carico di Franca Bongiorni e Giorgio Pucci, trascinati in un processo per abuso edilizio che, probabilmente, non avrebbe neanche dovuto cominciare.

La coppia, residente nella zona di via Puliche-via Taberna Frigida, aveva fatto alcune “migliorie” alla sua abitazione: piccoli interventi su paviomentazione, terrazzi, finestre. Il Comune di Massa se ne accorse, fece accertamenti e intimò la rimozione delle opere ritenute abusive e il ripristino di quanto vi era prima dell’intervento. Fin qui nulla di fuori della routine. Il fatto è che i tecnici dell’amministrazione civica, al momento degli accertamenti, diedero anche un’occhiata alle carte del Piano strutturale. Accorgendosi che quell’area era sottoposta a vincoli paesaggistici e archeologici imposti dalla Sovrintendenza. Non u dettaglio, perchè l’abuso edilizio in zona “protetta” diventa reato penale. Da qui la segnalazione alla procura, le indagini, il rinvio a giudizio e il processo.

Che si è chiuso ieri con un piccolo, sconcertante colpo di scena. In aula si è accertato – lo ha ripetuto anche il dipendente comunale ascoltato ieri come testimone – che in realtà su quel terreno non vi è alcun vincolo paesaggistico o archeologico. Soltanto per un errore di trascrizione sulle carte urbanistiche che si è trascinato dalle prime stesure del Piano strutturale e del Pit (Piano integrato territoriale) della Regione la zona era segnalata come “di alto interesse paesaggistico e archeologico”. Dell’errore ci si è accorti soltanto a processo iniziato, quando i testimoni chiamati dalla difesa lo hanno tranquillamente riferito. Risultato: avvocati (i signori Bongiorni e Pucci erano assistiti dall’avvocata Cristina Guidi, cancellieri, pm, giudice al lavoro per scoprire, un po’ troppo tardi, che era tutto un equivoco.(c.f.)

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