Sicurezza
Massa, Confesercenti contro la crescita di Esselunga
Interviene il presidente Paolo Arpagaus: «Siamo contro il progetto di ampliamento dello store di viale Roma sia nel merito che nel metodo». Critiche anche per il mancato coinvolgimento delle associazioni di categoria
MASSA. Non piace affatto a Confesercenti il via libera del Consiglio comunale all’ampliamento dell’Esselunga di viale Roma. «Giudizio negativo – conferma il presidente Paolo Arpagaus – e avanti tutta nella battaglia a fianco del piccolo commercio e dei negozi di vicinato». In due parole: «Contro la Grande Distribuzione Organizzata».
Giudizio negativo sull’operazione «sia per una questione di metodo che di merito». Primo punto: il merito. «Trasformazioni così importanti del piano urbanistico massese – spiega il numero uno di Confesercenti – (cioè l’insediamento di ulteriori 1.500 mq di area di vendita nel centro cittadino) non possano essere adottate senza consultare le associazioni imprenditoriali. L’adozione degli strumenti urbanistici rimane l’unico momento in cui si può programmare la futura espansione della rete distributiva e commerciale cittadina. Escludere dalla partecipazione e dal confronto le associazioni imprenditoriali in questa fase significa escludere definitivamente il tessuto imprenditoriale massese dal processo di pianificazione del territorio. Un confronto con le commissioni consiliari avrebbe fatto del male a nessuno».
Altro punto: il metodo. «Anche nel merito la scelta è sicuramente discutibile – prosegue Arpagaus – Abbiamo manifestato le nostre perplessità rispetto ai requisiti di “utilità generale o di interesse generale e diffuso” che la Giunta comunale ha attribuito a un progetto di realizzazione da parte di Esselunga di interventi di riqualificazione funzionale dell’ambito territoriale del supermercato. Parliamo di: realizzazione di rotatorie, parcheggi eccetera, che funzionali lo sono ma solo a beneficio dello svolgimento dell’attività e all’approvvigionamento del megastore.»
«È anche pericoloso – aggiunge Arpagaus – che si faccia passare il concetto che il finanziamento di un qualche intervento urbanistico sia lo strumento attraverso il quale si possano ottenere nuove aperture di centri commerciali. Ancor più pericoloso è aprire un precedente con un’anticipazione del Piano perché questo crea uno spazio per nuove richieste e nuovi insediamenti, per i quali, a quanto pare, basta che si presenti un qualsiasi intervento di natura pubblica per poter realizzare ciò che si crede. Non è casuale il fatto che su Carrefour, progetto che Confesercenti ha combattuto fin dalle sue origini dai tempi di Euromercato, stiano già circolando voci di possibili ampliamenti».
«Fatichiamo anche a capire – conclude Arpagaus – la necessità di realizzare sul territorio nuove strutture di vendita di questo tipo. A maggior ragione se pensiamo alla saturazione della rete distributiva, al crollo vertiginoso dei consumi, alla ridotta possibilità di spesa delle famiglie. È risaputo che la rete commerciale gestita dalla Grande Distribuzione sul territorio provinciale ha raggiunto dimensioni insostenibili: rete calibrata su una capacità di reddito delle famiglie e su una evoluzione dei consumi ben determinate, messe oggettivamente in discussione negli ultimi anni dalla crisi economica».
«E vorremmo ricordare che i posti di lavoro nella Gdo sottraggono di almeno cinque volte i posti di lavoro nella piccola impresa del commercio: è questo che vogliamo? Il sistema Paese e quindi il nostro territorio, non sono ancora usciti dalla recessione e dall’emergenza occupazionale. Di fronte a questa situazione ribadiamo che la fase di espansione della rete distributiva deve ritenersi esaurita. Le dinamiche che l’hanno determinata oggi non sono più tali. È necessario quindi che il Comune adotti una programmazione per salvaguardare e riqualificare l’esistente e puntare sull’innovazione. Mentre è altresì necessario quanto indispensabile che nella programmazione della futura espansione urbanistica della città siano direttamente coinvolte anche le associazioni imprenditoriali ed economiche».
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