Gioco
Casola, gli sfollati tornano a casa ma l'incubo rimane
Una coppia di Codiponte, lui disabile, racconta le mille vicessitudini passate dopo la frana
Rientro a casa venerdi scorso per i 51 sfollati di Codiponte (un condominio e case sparse), fatti evacuare i primi di novembre a causa di una frana che minacciava le abitazioni situate in località Costa degli Olivi. Il movimento franoso è stato messo in sicurezza, ma il rientro delle famiglie è stato condizionato a un mini piano di protezione civile che detta i comportamenti da eseguire in caso di emergenza. E per almeno una famiglia residente in questa zona permane uno stato di estremo disagio dovuto alle condizioni poste dal Comune, con il rientro a casa degli evacuati: ossia che in caso di proclamata allerta 3 potrebbero anche dover abbandonare di nuovo le abitazioni.
Si tratta della famiglia composta da una coppia di anziani: Carla Sani e il marito Giorgio Lombardo, quest'ultimo ex comandante della Marina Mercantile, affetto da una grave disabilità. Per loro infatti, come ci riferisce la signora Carla, diventa davvero difficile dover evacuare in caso di nuove emergenze, considerate le condizioni di salute del consorte, 82 anni, che ha problemi di deambulazione. Ma secondo la signora Carla, che si occupa personalmente del marito disabile, il malumore che la pervade è provocato soprattutto dal fatto che per evitare questa situazione si sarebbe dovuto agire da almeno circa tre anni. «Siamo genovesi- ci racconta la signora Carla- ci siamo trasferiti in Lunigiana nel 1975 prima a Isolano, nella valle del Lucido, e poi nel 1996 abbiamo acquistato la villetta al numero 21/b in via degli Olivi a Codiponte. Siamo scappati dalla frenetica vita di città scegliendo questa zona tranquilla per trascorrere la nostra vita in maniera più serena. Già tre anni fa – prosegue la signora Carla- si era verificato uno smottamento che aveva minacciato le nostre abitazioni, mi ero rivolta al sindaco Ballerini facendo presente la pericolosa situazione. Ma da allora nulla è stato fatto. I primi di novembre abbiamo dovuto lasciare le nostre case».
La donna ricorda con estrema tristezza le fasi che hanno accompagnato l'evacuazione con la decisione di dover ricoverare il marito nell'ospedale di Fivizzano mentre lei è stata ospitata da una conoscente. «Mio marito- prosegue l'anziana- dopo il ricovero in ospedale considerate le sue condizioni di salute è stato ospitato in una Residenza sanitaria assistita».
Insomma, oltre un mese trascorso nelle difficoltà quando il loro desiderio era quello di poter vivere in una zona tranquilla. La coppia si è rivolta ad un legale per vedere riconosciuto il diritto di poter vivere tranquillamente nella propria abitazione senza altri allarmi di evacuazione: il loro desiderio è quello che vengano fatti lavori indispensabili per rendere definitivamente sicura l'area dove sono ubicate le abitazioni che ospitano 51 persone.
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