Attenzione
Dazzi: «Sono qui per colpa di Andreani»
L’imprenditore: il curatore fallimentare non ha inserito il credito attivo all’apertura del fallimento
CARRARA. Paolo Dazzi ha chiesto di parlare. E ha reso una dichiarazione spontanea, davanti al giudice. Per raccontare la sua versione dei fatti. O meglio, come ha specificato uno dei suoi legali, l'avvocato Enrico Marzaduri del foro di Pisa (l'altro è Giovanni Altadonna del foro di Massa Carrara) lo stato psicologico in cui si è trovato nel giugno del 2009. Di fronte a una dichiarazione dei redditi di 9 milioni di euro recapitata per raccomandata a lui e al suo legale dell'epoca, Giancarlo Lattanzi.
«Sono qui per colpa del curatore fallimentare. A fine giugno del 2009 - ha ricordato Dazzi - mi vedo recapitare dallo studio Andreani una raccomandata con una dichiarazione dei redditi stratosferica, di oltre 9 milioni di euro. Mi ha lasciato stupefatto: non ne avevamo mai parlato prima, non avevo ancora avuto gli atti relativi al fallimento della mia ditta. Fra l’altro la raccomandata mi era arrivata anche tardivamente e sarei già stato in mora, che su quelle cifre non è una cosa da nulla».
«Mi sono attivato per avere un incontro con lo studio Andreani, che curava il fallimento e mi è stato spiegato che il contratto con l’Iraq per la moschea - ha continuato Dazzi - era stato considerato falso, e per questo non inserito come attivo patrimoniale all’apertura del fallimento stesso». E Dazzi ha messo in evidenza quelle che lui ha definito come «rettifiche diverse, e avvenute in tempi diversi, della stessa dichiarazione dei redditi». «Quella che ho ricevuto a settembre era diversa (di circa 40mila euro) rispetto a quella di giugno, ancora diversa della rettifica del gennaio 2012».
Paolo Dazzi ha insistito sul credito con l’Iraq che- «e ho i documenti per dimostrarlo» ha asserito davanti al giudice - non sarebbe stato inserito in apertura di fallimento come attivo patrimoniale.
«Il curatore, Andreani, riteneva quel contratto fosse falso: se fosse stato inserito all’inizio, con l’arrivo dei soldi dalle banche, si sarebbe azzerato tutto e io non avrei dovuto dichiarare nulla».
Per la vicenda, invece, l’imprenditore Paolo Dazzi è finito a processo: la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrare gli hanno contestato l’omissione dichiarazione dei redditi per 9 milioni di euro. Quei 9 milioni che sono finti al centro del processo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
