Il Tirreno

UNA GLORIA ANTICA DALLA QUALE SI PUÒ RIPARTIRE

di CORRADO BENZIO

di CORRADO BENZIO Carrara ha forse un’associazione di amici della lirica come poche altre città italiane. Non ha dato i natali a Verdi o a Mascagni, ma ha vissuto la lirica come cosa propria, un’arte...

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di CORRADO BENZIO

Carrara ha forse un’associazione di amici della lirica come poche altre città italiane. Non ha dato i natali a Verdi o a Mascagni, ma ha vissuto la lirica come cosa propria, un’arte amata dei signori delle cave come da chi il marmo lo estraeva. Un’arte, il melodramma, che a Carrara raggiungeva la sua vera dimensione popolare. Con il loggione preparato (e prepotente) come a Parma o a Milano. Del resto una città repubblicana e mazziniana non poteva non amare la forma d’arte che ha accompagnato il Risorgimento nazionale.

Oggi la città è vissuta come un disastro vivente. Con le alluvioni che si ripetono e le inchieste che – periodicamente –portano in carcere qualche potente. L’ultima riguarda la marmettola ma l’elenco è tanto lungo quanto disperante. Dal C ermec allo scandalo dell’Asl, di quel buco da 500 milioni, che neanche nell’ultima Asl delal Calabria.

Tutto oscura una città che dell’arte del bello aveva fatto un vanto. Basta vedere i palazzi che circondano le piazze della città. Fino a Novecento, con un paio di edifici pubblici dal Razionalismo più puro.

Questa è la Carrara che affolla Marble week ma che si entusiasma anche ai convegni di Convivere. Purtroppo ha perso la Biennale di scultura, ma perchè le grandi mostre hanno bisogno di finanziamenti che oggi non ci sono (e poi la scultura non ha l’appeal di un Modigliani pisano o di un Picasso fiorentino: solo il sommo Buonarroti potrebbe fare pubblico).

E allora l’urge che i due teatri cittadini riaprono (e magari) con loro anche una piccola multisala centrale (come c’è ad esempio a Sarzana, non a caso meta di un pellegrinaggio continuo dei carrarini e non solo d’estate).

C’è una popolazione di studenti, quelli dell’Accademia di Belle Arti, che magari sono squattrinati ma amano lo spettacolo. C’è soprattutto un pubblico, fatto non solo di attempate professoresse, che non vuole più emigrare per vedere Tosca o un Dario Fo di qualità.

Con la cultura non si mangia è un modo di dire già smentito dai f atti. La rivincita di Carrara può ripartire dalla gloria dei suoi teatri.

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