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La Postale in trincea: «Li scoviamo. Ma dopo»

La Postale in trincea: «Li scoviamo. Ma dopo»

In rete nulla si cancella e i reati lasciano traccia. Ma prevenire è difficilissimo Pinto, responsabile della polizia “informatica”: non solo ragazzi tra le vittime

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MASSA. A fare i conti con reati sempre più vari in materia di internet, dopo l’esplosione dei social network, è la Polizia Postale, che naviga a vista in un mare magnum di informazioni e dati, difficilissimo da gestire. Ma una certezza la Polizia Postale ce l’ha: «Le famiglie devono essere il primo filtro della rete per i loro figli- spiega Alfredo Pinto dirigente del compartimento regionale della Polizia Postale- ; il problema è che i minori viaggiano sulla rete senza che alcun controllo; il mezzo è pericoloso e la prevenzione dei reati informatici è difficilissima».

I controlli ci sono, ma possono riguardare i soggetti con precedenti in materia, o indagini avviate dalla magistratura: attraverso l’ Id di un sito, da cui si capisce da dove si stanno trasmettendo i dati, oppure da un semplice nome o cognome su un profilo Facebook, a seguito di precise denunce, la Polizia Postale riesce a trovare il traffico di dati, i movimenti e gli spostamenti di quel soggetto andando indietro anche di una vita. Perché la rete non cancella mai nulla.

Scovarli prima che escano allo scoperto è invece più complicato: «Il sistema è così ampio che non può essere tenuto sotto controllo- continua Pinto- e a cadere nella rete sono in tantissimi. Non solo minori. Anzi, per esperienza posso dire che i giovani sono quelli più esperti e meno creduloni». Il fenomeno degli “adescamenti” tramite Facebook, è esploso con la diffusione massiccia del mezzo: «Computer a prezzi stracciati, abbattimento del Digital Divide, WiFi ovunque, smartphone. Tutto ha contribuito all’aumento dei pericoli sulla rete. Abbiamo trattato un caso emblematico poco tempo fa- continua Pinto- di un adulto che credeva di aver incontrato su Fb la donna della sua vita, una nord africana che poi ha finto di intraprendere un viaggio in Italia per sposarlo, dopo essersi fatta spedire circa 30 mila euro in totale. Ebbene, erano due nordafricani maschi». Insomma pare che la giovane età non c’entri nulla; la rete miete le sue vittime a 360 gradi. Ci sono poi alcuni dati interessanti: «Non tutti gli approcci vengono denunciati dai minori- dice Pinto- c’è vergogna, paura. Non sappiamo mai bene neanche quanto esteso sia il fenomeno”. Dietro l’angolo l’ultimo nemico: “Chiamato volgarmente Internet 2- spiega Pinto- una rete parallela all’attuale, a cui si accede attraverso password; insomma un universo che i giovani ancora non sono riusciti a penetrare. Ma molto più insidioso».

Manuela D’Angelo

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