Attenzione
Il genio e la visione, la pietra e le idee: sì, la città è degli artisti
Nasce una raccolta multimediale delle pagine-intervista pubblicate sul “Tirreno”: protagonisti gli scultori
di Giovanna Mezzana
Un artista si apprezza: perché crea il Bello oppure perché ti sbatte sotto il naso il Vero, e la sua arte può piacerti come no. A noi interessa soprattutto il loro sguardo: quello che posano sulla città.
Ecco perché nasce questa sorta di “stanza degli artisti”, un’intervista domenicale che Il Tirreno da giugno 2014 dedica settimanalmente ad un artista che a Carrara è nato o ha scelto di viverci. Li incontriamo nei loro studi, tra disegni e bozzetti, oppure sui piazzali delle aziende di marmo tra polvere e arnesi da lavoro.
Scultori soprattutto, ma non solo. Ognuno parla con il suo linguaggio. Ti racconta una storia diversa: da dove viene, perché ha imboccato questa strada, perché è rimasto o è approdato qui. Di questa città ne viene fuori uno spaccato straordinario, sconosciuto anche ai carraresi che vivono qui da sempre. Che non ti saresti mai aspettato.
Carrara, la città arrabbiata, dove non si parla ma si urla, decadente ma soprattutto in decadenza, la città delle contraddizioni, dove in un nanosecondo passi dalla ricchezza sfavillante di chi cava e vende l’oro bianco a tante miserie, è davvero “la città degli artisti”. «Quel buco fuori dal mondo dove ti senti a casa», dice Smail Zizi, lo scultore, algerino, delle Ballerine.
Per come negli anni si è “conciata” Carrara non è più a misura d’uomo, ma a misura di artista, strano a dirsi, sì. «Tu a Carrara ci puoi stare solo se sei un artista. Altrimenti chi te lo fa fare di sopportarla?», dice Stefanie Oberneder, la scultrice tedesca della Donna cornuta. Non l’avresti mai detto che chi ha un’anima nobile vuole vivere e far crescere i propri figli in questa città lacerata e bistrattata: e lo vuole anche se fatica, e non poco, a portare a casa la pagnotta. «Qui c’è magia», sostiene Federica Ricotti, milanese, l’artista delle installazioni mistiche. Di Carrara criticano (e senza peli sulla lingua) l’Amministrazione. Si arrabbiano e soffrono perché tutto sembra andare a rotoli. Ma, soprattutto, la amano. Così com’è.
Con loro scopriamo che se la guardi da sopra sembra un accampamento dopo una battaglia, sembra un letto disfatto; ma se la guardi sotto, qualcosa c’è. «C’è fuoco sotto la cenere» dice Zoran Grinberg, scultore franco-serbo. Ascoltiamoli.
. @GiovannaMezzana
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