Il dolore
«Pucci sta male, mandatelo a casa»
Chiesti i domiciliari, col braccialetto elettronico, per il ragazzo che ha accoltellato un coetaneo
MASSA. A maggio era stato condannato a 8 anni e quattro mesi, con il rito abbreviato, per tentato omicidio. Giacomo Pucci, il ragazzo di 26 anni che ha accoltellato all’addome Giacomo Menchini, 31 anni, adesso chiede attraverso il suo legale Francesco Persiani di essere messo ai domiciliari, con l’aggiunta del braccialetto elettronico. Anche perché le sue condizioni di salute, in questi mesi di detenzione - è stato arrestato poco meno di un anno fa - sono peggiorate. Ha perso una decina di chili ed è in uno stato depressivo che preoccupa i suoi familiari. Sulla richiesta di attenuazione della custodia cautelare si esprimerà il tribunale del Riesame di Genova il 22 dicembre. La speranza dei legali è che i giudici comprendano la necessità del giovane e concedano i domiciliari. Il braccialetto elettronico è indispensabile, data la pericolosità del soggetto.
L’episodio che lo ha portato in carcere era avvenuto verso la fine di dicembre scorso davanti al discopub del Cinquale Baraonda. Il gup Alessandro Trinci aveva letto la sentenza a maggio dopo che il sostituto procuratore Rossella Soffio, che ha condotto le indagini svolte dalla squadra mobile di Massa-Carrara, aveva chiesto dieci anni di reclusione. I due legali dell’imputato, Francesco Persiani e Nicola Giribaldi, invece avevano chiesto l’assoluzione perché non c’era prova che il loro assistito avesse commesso il fatto o, in subordine, la derubricazione del reato da tentato omicidio a lesioni aggravate. E con l’eccesso di legittima difesa, visto che Pucci quella sera era stato fronteggiato da una banda rivale. Il gup, che ha accordato il rito abbreviato, ha però accolto la tesi del pm.
Persiani e Giribaldi, oltre a chiedere i domiciliari hanno impugnato la sentenza di primo grado, ma la corte di Appello non ha ancora fissato l’udienza di secondo grado per un problema di notifiche. Ma i legali sono convinti che quello del Baraonda non era stato un tentato omicidio, bensì una difesa a oltranza del loro assistito a una aggressione da parte di una decina di persone. Davanti al gup però aveva pesato la perizia del medico legale Maurizio Ratti che aveva analizzato la ferita lasciata sull’addome di Menchini dalla coltellata di Pucci. Ratti non aveva lasciato spazio ad altre interpretazioni: «Se i soccorsi non fossero stati così tempestivi il ragazzo accoltellato al Baraonda sarebbe morto dissanguato», aveva scritto il dottore. Anche perché chi lo ha colpito ha centrato la base dell’emitorace sinistro, quindi al confine con l’addome, e ha reciso i rami gastrici. I chirurghi che lo hanno operato, strappandolo dalla morte dopo un intervento durato tre ore, hanno scritto che il ragazzo ha perso due litri di sangue. «Bastava un ritardo di poche decine di minuti e ogni tentativo di salvarlo sarebbe stato inutile».
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