Il Tirreno

il parere

"La generazione2.0 senza protezioni"

Manuela D'Angelo
Raffaella Ragaglini
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Raffaella Ragaglini

La psicologa: sui "social" si stabiliscono rapporti che nel mondo reale sarebbero improponibili

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MASSA. Quel che passa nella testa di una ragazzina di 13 anni, che risponde alle avances di un adulto, un 53 enne che potrebbe avere l’età del padre, èdifficile da inquadrare; dipende tutto dalla famiglia di origine, dalle condizioni di vita, dall’educazione, dal suo carattere. Ma secondo gli esperti, la generazione 2.0 è a rischio soprattutto per due fattori: «Una eccessiva fragilità dei rapporti con gli adulti- spiega la psicopedagoga e psicologa infantile Raffaella Ragaglini - , per cui l’adulto non viene più visto come una guida, ma come un pari e di conseguenza un’eccessiva attrazione verso il mondo adulto, credendo di poterne subito far parte».

Che cosa spinge una ragazzina verso un uomo che neanche nasconde i suoi capelli bianchi, i suoi chili di troppo o l’età avanzata?: «Soltanto il narcisismo e la stima di sé – dice la psicologa – ; la felicità per il vedersi riconosciute grandi dagli altri e la conquista dell’adulto, che può diventare un motivo di vanto. C’è poi anche, spesso, un aspetto economico, per cui le giovani riconoscono nell’adulto quell’agio e quelle disponibilità materiali (denaro, auto ecc.) che in un coetaneo non riuscirebbero a trovare. Gli uomini lo sanno ed ecco allora i regali, i viaggi, i soldi». La rete, poi, fa il resto, nel senso che può funzionare come “facilitatrice” di questo processo: «La comunicazione sui social tende ad azzerare i freni inibitori – dice la dottoressa Ragaglini– e rende possibile un dialogo tra due soggetti che di persona non avrebbero avuto mai nulla da dirsi, o sarebbero stati distratti da mille fattori esterni, che li avrebbero riportati alla dura realtà di un anziano che parla con una minorenne. Tolte le barriere, che impone anche la società, tutto diventa facile e i giovani strafanno. Ecco le foto osè, le frasi esplicite. Non si dà peso al proprio corpo».

Il momento peggiore però arriva dopo: quando il giovane si rende conto di aver fatto qualcosa di sbagliato e ne paga il prezzo. “Non che nell’atto non ne fossero consapevoli; sanno di trasgredire ed è questo che eccita e piace; i ragazzi vengono fagocitati dalla vita, troppo velocemente e ne sono felici. Ma poi- continua la psicologa- subentra la vergogna, il discredito sociale, la paura di essere riconosciuti. Il rischio psicologico è elevato. Rischio di non riuscire più a provare il batticuore per un ragazzo della propria età, di perdere l’intimità col proprio corpo. Il passo più difficile è quello dell’autoassoluzione, della compassione di sé. Accettare che non si è stati in grado di dire ‘no’, e capire che invece bisogna dire tanti ‘no’ nella vita, perché non siamo subito pronti a tutti questi ‘si’. Dire no è sintomo di forza e di sicurezza. Questo i giovani dovrebbero imparare più spesso

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