Il Tirreno

il dramma in carpenteria

Gambe dilaniate da un carrello

CARRARA. «Da quel 26 ottobre di cinque anni fa la mia vita è cambiata. Ero una persona attiva, adesso non posso più nemmeno guidare la macchina. Cammino solo con le stampelle». È stato un racconto...

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CARRARA. «Da quel 26 ottobre di cinque anni fa la mia vita è cambiata. Ero una persona attiva, adesso non posso più nemmeno guidare la macchina. Cammino solo con le stampelle».

È stato un racconto drammatico quello di Franco Avallone, il tornitore vittima di un infortunio sul lavoro nella ditta Liftimg Shipping, nell’area retroportuale lungo viale Zaccagna. Sulla vicenda si è aperto un processo per lesioni colpose a carico del legale rappresentante della carpenteria, Gino Poletti (difeso dall’avvocato Martini).

L’operaio, che si è costituito parte civile ed è assistito dall’avvocato Marsili, ha raccontato l’incidente di cui è stato vittima il 26 ottobre del 2009, quando il carrello, in cui aveva caricato, e imbragato, un tondo di ferro di due metri, che doveva essere tagliato in officina, gli è salito sulle gambe per due volte. Procurandogli otto fratture scomposte alla gamba destra, la rottura dei legamenti e un ematoma a quella sinistra. «Avevo appena imbragato un tondo di ferro di due metri e dovevo portarlo in officina - ha raccontato al giudice Fabrizio Garofalo - Mi sono avviato, camminando davanti al carrello, all’esterno e voltandomi spesso per controllare. Dopo venti metri però, all’improvviso, mi sono trovato sotto le ruote, con le gambe straziate». E le conseguenze di quella tragica mattinata nell’area retroportuale Fabrizio Avallone, le sta vivendo ancora sulla propria pelle. Sono le due stampelle con cui è arrivato a sedersi fino al banco dei testimoni. «Quell’incidente mi ha stravolto la vita - ha detto al giudice - Ho provato a tornare al lavoro, ma mi era impossibile. Sembrava il problema fosse circoscritto ad una gamba, ma dopo un anno ho scoperto che anche quell’altra era stata compromessa. Adesso non posso più nemmeno camminare senza stampelle. Devono portarmi in giro, accompagnarmi dappertutto. E la situazione sta peggiorando ancora, per una persona attiva come ero io è davvero l’incubo peggiore». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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