Il Tirreno

l’inchiesta sui rifiuti

Attesa per interrogatori Agronomo nei guai

Attesa per interrogatori Agronomo nei guai

CARRARA. Fase di stallo per l’indagine sul traffico di rifiuti che coinvolge le province di Massa Carrara, La Spezia e Pisa. Dopo gli arresti dei giorni scorsi gli inquirenti stanno aspettando che il...

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CARRARA. Fase di stallo per l’indagine sul traffico di rifiuti che coinvolge le province di Massa Carrara, La Spezia e Pisa. Dopo gli arresti dei giorni scorsi gli inquirenti stanno aspettando che il giudice interroghi Giancarlo Poggi, 62 anni, che secondo l’antimafia e il Noe di Firenze tirava le fila del sodalizio, il fratello Giuseppe, 52 anni, e il figlio Riccardo, 36. I tre dovranno giustificare la loro condotta. Ma anche Giacinto Paladino, 59 anni titolare di una discarica di Arcola (Sp), finito in manette perché complice dei Poggi, viene ritenuto uno dei cardini dell’organizzazione criminale.

Nelle intercettazioni spulciate in ogni loro aspetto ormai c’è poco oltre a quello che già si sa: i continui viaggi tra Carrara e Arcola prima e poi tra Carrara e Larderello. Rivelano però aspetti riguardanti l’agriuturismo Terra di mare di Pietralba, ad Arcola. È lì che Paladino stava realizzando il terrazzamento dell’ultiveto, ed è lì che si materializzano le contestazioni fatte all’agronomo carrarese Carlo Piccini. Intercettato al telefono con Angelo Petrazzuoli, titolare del terreno sequestrato, fa capire di essere a conoscenza che quel materiale che viene messo sotto gli ulivi è marmettola non trattata. E per questo vengono tirati in ballo anche i titolari dell’agriturismo Terra di mare. Il sospetto degli inquirenti è che almeno Angelo sapesse quello che stava combinando Paladino. Ma saranno gli interrogatori a chiarire questo aspetto. O almeno è la speranza di chi indaga. L’agronomo ha rischiato di finire agli arresti domiciliari perché per il gip sapeva che razza di rifiuti stavano finendo nell’ultiveto. E in una telefonata tra lui e il geometra Andrea D’Imporzano si capisce: «Devi inventarti due balle per fare una relazione». Anche se D’Imporzano manifesta qualche preoccupazione perché i Poggi continuano a buttare marmettola a Pietralba.

C’è poi da svelare se esisteva un cartello della marmettola. Secondo l’accusa gli imprenditori arrestati e i loro complici si erano organizzati per offrire prezzi molto vantaggiosi, in concorrenza sleale con altri operatori del settore, ricavandone così centinaia di migliaia di euro di utile.

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