Il dolore
Provincia, 150 posti di lavoro a rischio
I dipendenti pubblici si scoprono non garantiti: possibile la mobilità per il 50% degli impiegati. «Occuperemo il palazzo»
MASSA CARRARA. 150 posti di lavoro a rischio e stipendi di gennaio in forse; conti dell’azienda in rosso cupo, possibilità di default vicine, lavoratori pronti all’occupazione. Non è l’ennesima crisi dell’industria meccanica del territorio. È la situazione della Provincia di Massa Carrara. Fino a ieri paradiso del posto garantito, palazzo ducale vive in questi mesi la sua crisi più dura. Ieri c’è stata un’assemblea dei dipendenti, affollata come da tempi non si vedeva. Si discuteva di esuberi e di ricorso alla mobilità. Temi che fino a ieri mai avevano sfiorato l’impiegato della Provincia. Ma che ora aleggiano come spettri sul futuro lavorativo di oltre 300 persone. Scenari impensabili, soltanto pochi mesi fa, «scenari da Grecia», dice scuro in volto un dipendente che assiste, come i suoi colleghi, a un cambiamento di significato della parola “mobilità”. Che finora, per loro, significava la prospettiva di spostarsi, per effetto della riforma-soppressione delle Province in una sede di lavoro diversa: in Comune o alla peggio in Regione. Ma che adesso va assumendo lo stesso significato che vale per i lavoratori dell’industria privata: stipendio all’80% (esclusi bonus e indennità) per due anni e poi licenziamento.
Il meccanismo perverso, spiegano i sindacati – Cgil, Cisl e Uil sono in questa battaglia in piena sintonia – funziona così: con i tagli già subiti (2 miliardi a livello nazionale, 96 milioni a livello regionale, 4,4 milioni per Massa Carrara), la Provincia sfonderà il patto di stabilità per garantire interventi di manutenzione a scuole e strade. Una specie di dissesto “indotto”: meno risorse dallo Stato e infrazione dei parametri imposti dal governo medesimo. Nello stesso tempo il governo ha presentato un emendamento alla Legge di Stabilità che effettua un taglio lineare alla pianta organica (cioè del personale) del 50%. A prescindere dai servizi per i cittadini e dalle funzioni svolte.
Secondo la legge Delrio, i dipendenti “in esubero” dovrebbero essere spostati in altre amministrazioni. Ossia nei Comuni e nelle Regioni, per svolgere quelle funzioni oggi svolte in Provincia e che saranno trasferite ad altri enti. Il problema è che il riordino delle amministrazioni locali è ben lontano dall’essere attuato, mentre i tagli sono già concreti. Il risultato, per Cgil, Cisl e Uil è devastante. «Non solo – dice Paola Freschi della Rsa – la Provincia non avrà più la possibilità di svolgere efficacemente le funzioni assegnate dalla legge. Ma si andrà alla messa in disponibilità della metà dei dipendenti. Ossia, a palazzo ducale, di 150-160 lavoratori». E “messa in disponibilità” vuol dire "cassa integrazione" per 2 anni con l'80% dello stipendio base e poi licenziamento. Come detta il Decreto legislativo del 2001 dell’allora ministro Tremonti, decreto finora mai applicato. Da iper garantiti a meno tutele degli operai (per i quali Cig e mobilità possono durare, vedi vicenda Eaton, svariati anni).
E allora ecco che i lavoratori di Palazzo ducale decidono la lotta “dura”: occupazione della sede ( in una data comune a tutte le altre Province) e presidio dei lavoratori lunedì sotto il Consiglio regionale dove si svolgerà la prossima riunione dell'Osservatorio regionale.
Claudio Figaia
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