Il Tirreno

Picchiata a sangue dal vicino di casa

Alessandra Vivoli
La consigliera del Pd Sabrina Bertelloni
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La consigliera del Pd Sabrina Bertelloni

La consigliera del Pd Sabrina Bertelloni racconta la sua disavventura in tribunale: ha smesso di prendermi a cazzotti quando la figlia gli ha urlato: "papà ora basta"

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MASSA. Picchiata a sangue dal vicino di casa, sotto gli occhi della bambina dell’uomo che stava andando a scuola. Un inferno, durato 20 minuti. Un inferno «di quelli di cui si sente parlare in Tv - ha raccontato la vittima dell’aggressione - ma che pensi non potrebbero mai capitare a te». Venti minuti di botte. Due denti, gli incisivi, persi. Un ematoma al cranio, lesioni al braccio e al torace. Ventidue giorni di referto, 40 di assenza dal lavoro.

Sono questi i numeri, terribili, di una lite che ha segnato il culmine (in senso negativo) di rapporti di vicinato tesissimi, che già erano sfociati in due procedimenti penali. Vittima dell’episodio finito davanti al giudice Giovanni Sgambati, e al centro di un processo per lesioni gravi che vede sotto accusa Marco Rosselli (difeso dall’avvocato Stefano Rossi), la consigliera comunale 46enne del Pd Sabrina Bertelloni. È stata proprio lei (assistita dall’avvocato Luca Pietrini) a raccontare in tribunale quanto avvenuto la mattina del 23 novembre di tre anni fa, nella strada davanti alla casa di famiglia, nel paesino di Santa Lucia.

«Stavo uscendo di casa, poco prima delle nove, e ho sentito il mio vicino, che accompagnava la bimba a scuola, inveire contro di me a voce alta: “a quest’ora vanno al lavoro le prostitute”. Ho risposto, dall’auto, di lasciarmi perdere e sono uscita dal cancello di casa».

E proprio in via Frigido, nell’abitacolo della sua Seicento che ha avuto inizio l’odissea di Sabrina. «Mi ha preso per il bavero della giacca, dal finestrino dell’auto e ha cominciato a sbattermi la testa prima contro il volante, poi contro il finestrino - ha raccontato la donna - Ho sentito i denti cadere, avevo l’occhio insanguinato, perché mi si era aperto un sopracciglio. Ma lui, il mio vicino, non ha avuto pietà».

 «Ha aperto la portiera della macchina - ha continuato la Bertelloni - e mi ha tirato fuori di peso, trascinandomi, da terra, dietro la macchina, contro il muro di sassi che costeggia la strada. Qui mi ha sbattuto con la tesa contro quello stesso muro, e poi ha cominciato a prendermi a cazzotti. In quel momento lì io pregavo solo che finisse tutto, nel bene o nel mare, ma che finisse tutto. E continuavano a chiamare la mia mamma». Ma a far cessare la furia del vicino di casa, secondo il racconto della Bertelloni, è stata la sua figlioletta. «È stata la bambina del signor Rosselli a gridare “Papà, papà smettila, basta”. A quel punto lui si è fermato. È uscita la moglie, le ho detto di chiamare aiuto ma lei si è girata dall’altra parte e ha portato la figlia in casa».

Ma l’incubo non era ancora finito. «A quel punto lui si è seduto sul muretto, accanto a me e ha cominciato a graffiarsi la faccia - ha ricordato la donna - poi ha chiamato la Polizia e il 118 dicendo che l’avevo investito. La prima ambulanza ha caricato lui, che nel frattempo si era buttato a terra».

Al Pronto soccorso Sabrina Bertelloni ci arriverà solo con la secondo autoambulanza. Qui le faranno prima un referto di 14 giorni, e dopo la Tac alla testa, di 22 giorni. La donna, che lavora alla cooperativa sociale Di Vittorio, è rimasta a casa per 40 giorni: «Sono tornata al lavoro seguendo il consiglio della mia psicologa che mi ha spronato a tornare alla vita normale. Ma se io chiudo gli occhi quella mattinata del 23 novembre di tre anni fa la ricordo come  fosse ora. Minuto per minuto».

E per Sabrina la vita alla normalità è ricominciata lontano dal paese in cui era nata e cresciuta: «Ho affittati la casa, continuare ad abitare lì mi era impossibile».

Il processo è stato aggiornato al 16 marzo prossimo per l’esame dell’imputato.

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