l'indagine
Picchia la sorella per l'eredità, arrestato pensionato
Danilo D'Anna
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Una pattuglia della poliziaL'uomo aveva già ricevuto l'orine a non avvicinarsi alla donna. Ma in cambio dell'appartamento di Carrara dove vivevano insieme, dopo la morte del padre, le ha chiesto sessantamila euro. L'accusa è di tentata estorsione e maltrattamenti
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CARRARA. Fino a dieci giorni fa vivevano sotto lo stesso tetto tranquilli con l’anziano padre, certo qualche lite ogni tanto come succede tra fratelli ma nulla che lasciasse presagire quello che è capitato. Poi però la scomparsa del genitore ha aperto la strada a rancori e vendette che hanno costretto la giustizia a intervenire. Pesantemente. Berto Binelli, impiegato in pensione di 57 anni, è stato arrestato ieri mattina dagli uomini del commissariato di Carrara dopo aver violato una precedente ordinanza del gip Antonia Aracri, su richiesta del sostituto procuratore Roberta Moramarco, che disponeva il divieto di avvicinarsi alla donna. Non solo Berto si è avvicinato a Mara, ma le ha chiesto anche sessantamila euro, che lui riteneva essere il giusto compenso per la fetta di eredità che gli spettava ma che la procura invece ha etichettato come una tentata estorsione. E quindi sono scattate le manette. L’uomo è stato portato nel carcere di Massa e presto verrà interrogato dal giudice.
Un vero incubo quello vissuto dalla donna, di qualche anno più anziana del fratello. Non solo veniva insultata sistematicamente, ma veniva percossa, minacciata nel cuore della notte mentre cercava di dormire. A volte Berto - ha raccontato lei alla polizia - le lanciava coltelli, la strattonava o l’afferrava per i capelli. Una sopraffazione sia fisica che psicologica che l’aveva costretta a richiedere le cure mediche. Da qui la decisione di raccontare in commissariato quello che accadeva in quella casa.
Un quadro indiziario inquietante che ha lasciato soltanto una possibilità al sostituto procuratore Moramarco: chiedere che l’uomo venisse allontanato dalla casa familiare. Con il divieto assoluto di avvicinarsi a Mara e all’appartamento che il padre aveva lasciato ai figli quando era morto il 24 novembre di quest’anno. Sembrava che tutto si fosse risolto, almeno momentaneamente, anche perché l’avvocato di Binelli, Riccardo Balatri, aveva spiegato al suo cliente che qualunque tipo di intemperanza gli avrebbe aperto le porte del carcere. Berto sembrava aver capito la lezione, tanto che fino a un paio di giorni fa è rimasto buono. Poi però vedendosi lontano da quell’appartamento che riteneva essere un po’ suo ha chiesto due appuntamenti a Mara. Una sola la richiesta: sessantamila euro, un terzo del valore dell’immobile. «Se non me li dai do fuoco alla casa con te dentro». Ma non solo, si è messo anche a pedinare la sorella, facendo in modo che lei sentisse la sua presenza. Fino a che la vittima di questa terribile storia di fratelli coltelli non ha chiesto aiuto nuovamente alle forze dell’ordine.
Berto oltre che contro la sorella puntava il dito contro l’altro faratello, Mauro. E lo dice chiaramente a Mara qualche giorno fa quando sale sullo stesso autobus che prende la donna per tornare a casa. «Non ti spetta niente - ha detto lei sul bus pieno di gente -, papà quell’appartamento lo ha lasciato a me perché a te e a Mauro ha dato i soldi. Lasciami in pace altrimenti ti denuncio, non ce la faccio più». Berto per nulla convinto dalle disposizioni testamentarie del padre appena scomparso non si ferma: «La brucio quella casa, prima però entro e spacco tutto quello che c’è dentro».
Una rabbia feroce che ha convinto gli inquirenti ad arrestarlo e a mandarlo in carcere perché nonostante il divieto ad avvicinarsi lui continuava a torturare la sorella. Anzi, come scrive il pm, «si ravvisa una prognosi ben più concreta di ricaduta in delitti della medesima indole ai danni di Mara Binelli».
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