Gioco
Il governo ci toglie tutto. Non ci sto: pronto a lasciare la Provincia.Lo sfogo di Narciso Buffoni
Il presidente della Provincia di Massa Carrara denuncia il "prelievo forzoso" da parte dello Stato. "Non abbiamo più soldi per le scuole e per gli stipendi dei dipendenti"
MASSA. “A ottobre la Provincia di Massa-Carrara ha staccato un assegno, intestandolo allo Stato, di circa 1 milione 300 mila euro. A giugno il prelievo era stato di circa 470 mila euro. Nel 2015 se sarà confermata la legge di stabilità secondo lo schema noto dovremo staccarne uno, sempre con intestatario lo Stato, di 4 milioni e 376 mila euro, e questo in barba al principio del federalismo fiscale”. Narciso Buffoni, presidente della Provincia di Massa-Carrara, parla della situazione finanziaria della amministrazione di Palazzo Ducale e attacca il governo. Lanciando una provocatoria minaccia di dimissioni: “Non sono disponibile a fare il commissario liquidatore: lo faccia il governo e se ne assuma le responsabilità davanti ai cittadini”, dice.
Ma ecco l’analisi di Buffoni.
“quelli che la retorica governativa definisce come tagli alle province, ripresi da tutta la stampa, parlando di 1 miliardo per il 2015 per tutte le province italiane, in realtà non sono tagli. Lo sarebbero se dallo Stato arrivasse qualcosa nelle nostre casse: da anni non riceviamo più nulla. In realtà sono somme che noi preleviamo dalle nostre entrate autonome e che siamo costretti a girare allo Stato. Soldi che potremmo spendere sul territorio per le nostre esigenze e che confluiscono invece in questo modo nella fiscalità generale, senza nessuna certezza che un solo centesimo di quello che diamo possa poi ricadere sulla nostra Provincia. Non chiamiamoli più tagli, ma piuttosto prelievi forzosi.
È un prelievo che nel 2015, ha aggiunto Buffoni, impedirà di fatto alla nostra e a tutte le altre Province di chiudere una qualsiasi ipotesi di bilancio, aprendo le porte al dissesto, un dissesto, sia chiaro, non per demeriti propri di una qualche gestione finanziaria allegra, ma indotto dallo stato centrale e dalle scelte governative: usando una metafora potremmo dire che non potendo più chiudere il gas ci sottraggono l’aria”.
Dal 2011 al 2015, tenendo conto delle stime sulla legge di stabilità, tra tagli regionali, statali e prelievi forzosi, la Provincia avrà 19 milioni in meno di risorse da entrate proprie. Nel 2010 le entrate proprie annue della Provincia erano di circa 28 milioni di euro, quindi il 68 % in meno.
Ma c’è anche la questione del patto di stabilità. L’asticella è stata sempre alzata di anno in anno: il patto iniziale fissava l’obiettivo a 2 milioni di euro, per il prossimo anno sarà fissato a 7 milioni. “Impossibile rispettare l’impegno, per cui sforeremo di sicuro il patto con tutte le conseguenze e le penalità che ne conseguono, le cui misure saranno rapportate all’entità dello sforamento”, dichiara Buffoni, che incalza ancora: “Dobbiamo anche scontare una disparità di trattamento per la quale, secondo il governo, le scuole gestite dalle province sono diverse da quelle gestite dai comuni: infatti mentre le spese relative all’edilizia scolastica sostenute dai comuni per una recente disposizione vengono escluse dal patto di stabilità così non è per le nostre. Una disparità che ovviamente, in fondo, poi scontano soprattutto gli utenti.
Se il panorama di riferimento è questo non vuol dire vestire i panni di Cassandra se diciamo che siamo all’alba di un caos: all’impossibilità di fare un bilancio consegue l’ovvia impossibilità di far fronte a tutte le necessità, a cominciare da quelle primarie su viabilità e scuole, dove di questo passo non riusciremo a garantire l’ovvietà del minimo indispensabile che è l’ordinario”.
A questo si aggiunge la “perla” degli emendamenti alla legge di stabilità in discussione al Senato che rischia di portare al dimezzamento del numero dei dipendenti avviando procedure di mobilità fra enti del personale in esubero mentre ancora non si è deciso nulla sulle competenze: i tempi dell’attuazione della legge Delrio si sono allungati per colpa del decreto emesso con ritardo dallo stesso Governo, da luglio è slittato a novembre, fissando il termine della fine dell’anno alle Regioni per decidere sulle competenze che queste avevano affidato alle Province. “Ho sentore _ dice il presidente Buffoni _ che su questo versante la Regione non deciderà nulla fino ad elezioni avvenute. Per questo il Governo ha preso la scorciatoia degli emendamenti che stando così le cose aprono orizzonti oscuri sull’occupazione, prevedendo anche l’utilizzo della messa in disponibilità per due anni, cioè quella che nel privato è conosciuta come mobilità. L’ho detto anche in consiglio provinciale. Ho fatto la proposta agli altri presidenti nel corso della riunione dell’unione delle province toscane: dobbiamo prendere in considerazione anche l’estrema ipotesi di lasciare i nostri incarichi. Non sono disponibile a fare il commissario liquidatore di questo ente. Se questa è la volontà del Governo- ho detto ai consiglieri – lo faccia il Governo direttamente assumendosene le responsabilità”
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