Il dolore
«Due soli casi anomali su 10mila interventi»
La direttrice De Lauretis snocciola dati e statistiche degli ultimi cinque anni «Qui ci sono grandi professionisti, non ci stiamo a sciacallaggi sanitari»
CARRARA. «L’episodio della pinza nell’addome non deve gettare discredito sull’intera struttura». Lo ha ribadito più volte la direttrice della Asl 1 di Massa Carrara Maria Teresa De Lauretis, nel corso della conferenza stampa indetta per spiegare il caso della pinza lasciata nell’addome di un paziente durante una operazione. E lo ha fatto, De Lauretis, portando anche alcuni dati specifici: «Di casi simili soltanto due in cinque anni- dice-; una garza dimenticata in un paziente nel 2011 e la pinza del 2014; questi sono i nostri casi sentinella e ci va bene, se pensiamo che in altre Asl devono fare i conti con atti di violenza a danno dei sanitari, suicidi in ospedale,morte o grave danno per caduta di paziente e molto altro ancora». La De Lauretis fornisce il quadro nazionale, per farci avere un’idea del problema che stiamo trattando: «Dal 2005 al 2011- dice- in tutta Italia si sono verificati 321 casi di morte per caduta di paziente, 226 suicidi o tentati suicidi all’interno delle strutture ospedaliere, 130 atti di violenza contro operatori sanitari, 125 casi di materiale vario lasciato all’interno dei pazienti dopo le operazioni, e a volte ritrovato soltanto 9 anni dopo; 11 casi di violenza su un paziente. E’ per dire che sono fatti che purtroppo capitano, perché siamo umani e non sempre si deve parlare di mala sanità».
Insomma, per fortuna, non capita tutti i giorni di dimenticarsi un ferro chirurgico nell’addome di un paziente, ci tiene a precisare la Asl 1, ma ci sono invece molti altri episodi, meno gravi, con cui l’azienda sanitaria è costretta a misurarsi mensilmente, tanto che le richieste di risarcimento danno, da parte di pazienti insoddisfatti a vario titolo di come sono andati gli interventi, si aggirano intorno agli 80 casi l’anno.«Uno degli episodi più frequenti ad esempio- racconta la De Lauretis- è la perdita della dentiera, per cui il paziente che entra in sala operatoria, a cui viene tolta la dentiera, poi non la ritrova. Oppure- continua- spesso capita che intubando pazienti vengano scheggiati denti e così dobbiamo risarcire le spese del dentista. In sala operatoria può succedere di tutto, episodi più o meno gravi. La Asl, valuta i danni attraverso la sua commissione gestione sinistri e poi decide se e quanto risarcire». La direttrice cerca anche di fugare qualsiasi dubbio sulla professionalità dei medici della Asl 1 e soprattutto della chirurgia di Carrara.
«Non abbiamo percezione di fughe verso altre Asl per evitare di farsi operare a Carrara- dichiara- ; chi lo dice sta strumentalizzando l’episodio. I nostri dati ci dicono che copriamo il 67% circa dell’attività ospedaliera richiesta dal territorio. In perfetta media con il resto delle Asl regionali. Gli interventi a chirurgia sono stabili a 2000 l’anno da molto tempo».
E secondo il direttore generale si tratta di un numero congruo e in linea con il numero di abitanti della nostra provincia: in linea anche con le statistiche, al riguardo, regionali e nazionali. Sul caso della pinza dimenticata, secondo la direttrice, non ha neanche influito l’accorpamento tra Massa e Carrara di chirurgia e ortopedia: «I carichi di lavoro sono stabili da anni; nelle riorganizzazioni mai nessun taglio alle sale operatorie, come mai nessun taglio al pronto soccorso».
Infine la difesa a spada tratta dei suoi medici: «Tutti grandi e stimati professionisti da decenni operativi in questa struttura. Non accettiamo alcun sciacallaggio sanitario». Il riferimento, probabilmente, è alle critiche mosse nei giorni scorsi da sindacati e anche da un consigliere comunale di Massa riguarda al clima di tensione che si sarebbe creato nel tempo in chirurgia.
Manuela D’Angelo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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