Il Tirreno

Allarme dei vigili del fuoco, a rischio un pezzo di argine

di Alessandra Vivoli

Consegnata ieri in Procura una nuova relazione e la Procura ha aperto un fascicolo Ci sono problemi di staticità su un altro dei 12 lotti che fanno parte del piano per la messa in sicurezza

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CARRARA. Non solo l’argine crollato. Non solo i brandelli di muro, spezzati e finiti nei piazzali delle segherie finite sotto acqua e fango, su cui stanno facendo ormai da giorni le loro verifiche i super periti nominati dalla Procura.

C’è una svolta nell’indagine sull’alluvione del 5 novembre scorso. E, ancora una volta, l’elemento di novità porta la firma del Comando provinciale dei vigili del fuoco, proprio quello da cui erano partite, nei mesi scorsi, le segnalazioni sulla pericolosità del tratto di argine poi crollato durante l’esondazione.

Si tratta di un nuovo fascicolo che, anche se siamo solo nelle fasi iniziali, per il momento corre parallelo a quello per crollo colposo già aperto a meno di 24 ore dall’alluvione, e, fino ad oggi a carico di ignoti.

In sostanza, a poche ore dalle prime iscrizioni dei nomi sul registro degli indagati irrompe un nuovo elemento. Una nuova contestazione sul progetto per la messa in sicurezza degli argini. Quello, lo ricordiamo, portato avanti, dal progetto fino ai collaudi dalla Provincia.

Partiamo dalle certezze. Dalla relazione (nuova) consegnata ieri in tarda mattinata sul tavolo del procuratore capo Aldo Giubilato dal vicecomandante dei vigili del fuoco, Arcangelo Argenzio.

La nuova relazione dei vigili del fuoco: tutto l’argine è nel mirino. Una relazione dettagliata. Una serie di osservazioni che, proprio come era successo il 25 gennaio del 2013 quando i vigili del fuoco di Massa inviarono una segnalazione sul torrente Carrione, mette in guardia su problemi di staticità che riguarderebbero un’altra porzione del muro. Uno dei dodici lotti che, dai monti al mare, sono stati oggetto del progetto di messa in sicurezza affidato alla Provincia.

Il vicecomandante Argenzio l’ha consegnata di persona al procuratore capo Aldo Giubilaro, nel corso di un mini vertice con il sostituto procuratore Vito Bertoni. Una relazione che determinerebbe l’apertura di un nuovo fascicolo d’indagine. Sempre relativo alla sicurezza dell’argine del Carrione.

«Un lavoro fatto con i piedi»: sono queste le voci che filtrano, da quella che è ad oggi una fase delicatissima dell’iter giudiziario che dovrà fare chiarezza sulle responsabilità legate all’evento alluvionale che ha ferito al cuore Marina .

Il precedente. I vigili del fuoco lo avevano detto. Già a suo tempo. In quella missiva inviata a Comune, Provincia, Unione di Comuni, che è finita al centro delle indagini sul dopo alluvione. Una missiva secca, datata 25 gennaio 2013, in cui si scriveva così: «Si vuole segnalare alle autorità, ciascuna per le proprie competenze, la necessità di porre in essere le necessarie verifiche, sia sui progetti di realizzazione delle opere d’arginatura sua direttamente in sito, al fine di appurare se esistono — si legge nel documento — altri tratti di argine del torrente Carrione realizzati con le stesse modalità costruttive e geometriche di quelle immediatamente a valle del ponte sull’Aurelia, perché se così fosse è consistente e grave il pericolo di verificarsi di altri crolli in occasioni di future piene».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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