Il Tirreno

Il commercio langue più eventi in città per rilanciarlo

Il commercio langue più eventi in città per rilanciarlo

I negozianti pontremolesi invocano iniziative e mercatini «soluzioni alternative per combattere la crisi del settore»

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PONTREMOLI. Sin da che si ha memoria c’è sempre stato un rapporto privilegiato tra i pontremolesi e il loro centro storico, cuore pulsante delle tante attività che conferiscono attrazione ai visitatori della città, oltrechè dare lavoro a tanti.

In questa porzione del capoluogo comunale si raccolgono alcuni dei palazzi più antichi, il Duomo di Santa Maria del Popolo e il commercio.

Gli ultimi anni di recessione hanno influito non poco sulle attività commerciali.

Oculatezze e poche spese, in virtù della perdita del potere d’acquisto da parte delle famiglie, hanno contraddistinto questo periodo.

A parlare sono proprio chi opera nel settore del commercio che analizzano la situazione che si prospetta in queste settimane caratterizzate dalle festività.

«Occorre un maggiore sostegno da parte dell’amministrazione al commercio – afferma Paola Palagi, del negozio di abbigliamento Palagi – il centro storico dovrebbe essere investito da eventi che creino un afflusso di persone, generando una situazione positiva che si rifletta sulle attività. Noi ce la mettiamo tutta, siamo sempre a disposizione della clientela, anche alla domenica, cerchiamo di garantire anche uno standard di qualità. Abbiamo però bisogno che ci venga data una mano. Pontremoli ha questo cuore pulsante che deve continuare a battere, possibilmente anche un po’ di più».

Walter Massari, fotografo, che ha qui la sua esposizione racconta come «si stia percorrendo una china che sta facendo male a tutto il comparto. Sempre più radi sono i clienti. Occorre prendere coscienza di questa situazione e proporre soluzioni nuove per battere la crisi».

E’ un pensiero comune che si rintraccia anche nelle parole di Giancarlo Piagneri proprietario della macelleria Naturalmente Lunigiana: «Stiamo andando male, molto male. La crisi rende molto difficile operare. Abbiamo bisogno di rinnovare l’offerta del calendario eventi. I giorni in cui si lavora meglio sono quelli del mercato o in prossimità delle feste, nelle altre giornate assistiamo al vuoto nel pieno centro cittadino. Il mio pensiero va ai giovani, sino ad ora sono sostenuti dalla famiglia, che diviene una sorta di ammortizzatore sociale. Una volta che questo sostegno verrà a mancare che ne sarà di loro?».

Catya Marsiglia gestisce una gioielleria che porta il suo stesso cognome, la sua analisi non si differenzia dagli altri. «La crisi c’è e si sente – sostiene l’orefice – ma con l’arrivo delle feste spero che questa situazione migliori. La situazione in cui ci ritroviamo è dovuta anche alle troppe tasse che vessano i cittadini. Con una tassazione così alta le persone guardano con occhio più attento ai loro capitoli di spesa. Senza però gli acquisti si blocca la catena produttiva, in tale maniera non si riuscirà mai a risollevarsi. Ci vorrebbero delle bancarelle fisse, per lo meno in questi periodi dell’anno che fungano da attrattiva, che portino la gente a percorrere queste piccole vie interne e che invoglino all’acquisto».

Gli eventi che diventano volano per l’ascesa economica del centro storico, per recuperare anche pubblico che possa tornare a fare rivivere quello che è stato definito il cuore pulsante di un paese che necessariamente deve tornare in auge nono solo per il suo valore commerciale, ma anche per quello storico e artistico che si racchiude al suo interno.

Cristiano Borghini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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